Simone e Teresa muoiono nella stessa polveriera che nel 2023 uccise tre loro parenti. Un destino di famiglia scritto nella dinamite.
Rieti – Un boato secco, poi il silenzio, poi le macerie. Sono bastati pochi istanti, all’alba di questa mattina, per cancellare due vite e riaprire una ferita che in quelle campagne al confine tra Lazio e Abruzzo non si era mai davvero rimarginata. A Sant’Anatolia di Borgorose, minuscola frazione del Reatino, la Pirotecnica Mattei è saltata di nuovo in aria, portandosi via una madre e suo figlio. Si chiamavano Teresa Tozzi e Simone Colle, avevano rispettivamente il peso degli anni e la spavalderia dei trent’anni, e stavano lavorando fianco a fianco quando l’inferno di polvere e fuoco li ha inghiottiti.
L’esplosione è deflagrata intorno alle 9 del mattino, dentro una costruzione dove venivano trattati i materiali per il confezionamento dei fuochi d’artificio. La struttura è interamente crollata su chi stava lavorando. Il boato è stato avvertito a chilometri di distanza, mentre dalla campagna si alzava una densa colonna di fumo nero visibile da lontano.
Sul posto si è consumata una corsa disperata. Le squadre dei vigili del fuoco, arrivate dalle prime ore, hanno scavato tra le macerie alla ricerca dei due dispersi. Quando li hanno trovati, per loro non c’era più nulla da fare. Simone, trent’anni, era uno dei tre dipendenti coinvolti ed era addetto proprio alla lavorazione degli artifizi. La madre, Teresa, si trovava nello stesso magazzino e collaborava con l’azienda. Degli altri due lavoratori presenti, uno è rimasto gravemente ferito e trasportato in ospedale, l’altro è uscito illeso dall’incubo.

Ma è il passato a rendere questa tragedia ancora più crudele. Perché la Pirotecnica Mattei aveva già ucciso. Il 21 luglio 2023, quasi tre anni fa esatti, un’altra esplosione nello stesso complesso aveva spezzato la vita di Franco Colle e dei figli Anna e Claudio, padre e due ragazzi di Avezzano. Ed erano parenti delle due vittime di oggi. Lo stesso cognome, la stessa famiglia, la stessa fabbrica maledetta che per la seconda volta restituisce solo lutto.
Sul luogo del disastro è arrivato il procuratore capo di Rieti, Paolo Auriemma, insieme al pm di turno Rocco Gustavo Maruotti. È in corso il sopralluogo congiunto dei vigili del fuoco e del Racis dei carabinieri; la Procura aprirà un fascicolo e disporrà accertamenti tecnici e autoptici. Le cause della deflagrazione restano, per ora, un mistero: si parla di un incendio che avrebbe innescato più esplosioni ravvicinate, ma nessuna certezza. Solo la domanda, ancora una volta, di come sia potuto accadere di nuovo.