Lombardia a mano armata

La regione italiana dove si fanno i grossi affari è diventata territorio privilegiato di attività mafiose. I clan si sono spartiti i settori economici penetrando nel tessuto sociale e nella politica.

I reati finanziari trovano, in Italia, l’humus idoneo. E’ stato appena diffuso il report sulla corruzione finanziaria per il triennio 2026-2028, a cura dell’Unita di Informazione Finanziaria per l’Italia (UIF), l’intelligence finanziaria della Banca d’Italia che ha il compito di contrastare il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, analizzando le segnalazioni di operazioni sospette da parte di banche, professionisti e altri operatori. E’ emerso un quadro di estremo allarme che riguarda diversi tipi di reati.

Si va dalla corruzione al narcotraffico, dall’estorsione allo sfruttamento sessuale e, per finire, alle risorse pubbliche sottratte al Piano nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR). Il Paese dimostra di essere l’humus ideale per il riciclaggio, estorsione ed evasione e tutti i reati legati allo spostamento di denaro. L’economia legale è continuamente minacciata dai capitali illeciti di gruppi criminali e il fenomeno riguarda tutto il territorio nazionale.

Le denunce per reati finanziari dal 2010 al 2024 sono state di 61,4 miliardi di euro. Molto alto è il pericolo di finanziamento del terrorismo, come conferma l’ultima inchiesta dei giudici di Milano sui fondi a favore di Hamas, un’organizzazione politica e militare palestinese islamista, classificata come organizzazione terroristica da Stati Uniti, Unione europea, Regno Unito, Canada, Australia, Giappone e altri. Ma le criticità proseguono con le minacce alla sicurezza finanziaria.

Tra l’elenco ci sono quelli a cui il Belpaese è particolarmente predisposto tra cui: corruzione, estorsione, evasione e reati tributari, narcotraffico, reati fallimentari e societari. Seguiti a breve distanza da: gioco d’azzardo, contrabbando e contraffazione, sfruttamento sessuale, traffico illecito di rifiuti, truffa e usura. Della serie: non ci facciamo mancare nulla! In coda, ma pericolosi lo stesso, ci sono i reati di criptoattività con Iban virtuali è l’indebito utilizzo di fondi pubblici, di cui siamo storicamente maestri. L’UIF ha fornito l’identikit dei professionisti protagonisti di questo meccanismo perverso.

Si tratta di: agenti immobiliari, avvocati, compro oro, commercialisti, fiduciarie non vigilate dalla Banca d’Italia, operatori di gioco, prestatori di servizi in criptovalute, mediatori in moneta elettronica, indirizzi IP esteri. In tutto questo bailamme sociale hanno trovato terreno fertile, navigando a loro piacimento, le varie mafie che sono presenti in tutte le attività summenzionate. In primis ‘ndrangheta, camorra e cosa nostra sono particolarmente…attratte dagli appalti e finanziamenti pubblici. In questi settori, l’80% del riciclaggio di capitali illeciti avviene nel Nord Italia, dove si fanno affari e si inquina l’economia legale.

Su questo versante, emblematica della capacità della malavita organizzata di mimetizzarsi ed entrare nei gangli del potere, è stata la sentenza del 12 gennaio scorso. Ci sono state le prime condanne per l’operazione Hydra, la grande inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano sul “Sistema mafioso lombardo“, l’organizzazione criminale composta da esponenti di ‘ndrangheta, cosa nostra e camorra, una sorta di triplice alleanza, per spartirsi affari e controllo del territorio.

Operazione Hydra: le affiliazioni ai boss durante una cena

Gli imputati erano accusati a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, traffico e spaccio di droga, tentata rapina, detenzione abusiva di armi, intestazione fittizia di beni, frode fiscale e omesso versamento delle imposte, riciclaggio e false fatture. Ci si augura che la magistratura possa continuare a colpire il malaffare, anche se il fenomeno non si sconfigge solo con la repressione, ma soprattutto con la prevenzione.

Ora l’UIF fa parte della Banca d’Italia, ossia la banca centrale della Repubblica Italiana, un istituto di diritto pubblico, di fatto un organismo istituzionale, di cui il governo dovrebbe tenerne conto. Il suo lavoro di prevenzione dovrebbe produrre risultati concreti e non solo un dettagliato e rigoroso rapporto.

Altrimenti ci troveremo, tra qualche anno, a commentare gli stessi risultati, peraltro previsti.