Il modello ibrido, ovvero lavorare alcuni giorni in sede e altri da casa, sembra quello che sta raccogliendo maggiori consensi specie se in tandem con la settimana corta.
Quale tipo di smart working ha più appeal tra i lavoratori? Galeotta è stata la pandemia per il successo di questa varietà di occupazione. Come recita il sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali si tratta di lavoro agile, una particolare modalità di esecuzione della prestazione di lavoro subordinato introdotta al fine di incrementare la competitività e di agevolare la conciliazione dei tempi di vita e lavoro. Questi sono gli intendimenti nobili del legislatore.
In realtà fu il lockdown ad accelerare l’esperimento. Si era costretti a stare in casa come dei confinati e lo smart working sembrò l’unica soluzione possibile in quelle condizioni. Da allora (era il 2020) di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, a volte fetida. Ultimamente è stata effettuata un’indagine in Australia per valutarne i benefici sui lavoratori. Sono stati utilizzati i dati di HILDA Survey (Household, Income and Labour Dynamics), uno studio longitudinale che segue le famiglie e individui nel tempo, raccogliendo dati dettagliati su reddito, lavoro, famiglia, salute e benessere economico per comprendere i cambiamenti sociali ed economici.
Tra le variabili sono stati considerati il pendolarismo, trasferimenti lavorativi e salute mentale. E’ emerso che il via vai per il lavoro non incide sulla salute mentale femminile, mentre sugli uomini una variazione della lunghezza incide sul benessere personale ma non in maniera significativa. Sul lavoro da remoto sembra che a trarne benefici maggiori siano più le donne grazie alla combinazione di una serie di fattori: autonomia, riduzione dello stress da ufficio, vantaggi nel conciliare professione e vita privata.
Lo squilibrio del cosiddetto “lavoro riproduttivo” com’è noto ha costretto, finora, le donne ad optare per il lavoro flessibile al contrario degli uomini che restano “fissi” nel loro ruolo. Inoltre il divario, spesso, viene alimentato dalla mentalità organizzativa del management valutando in maniera diversa i rispettivi rapporti di lavoro. Anche la legislazione sociale ha i suoi effetti. Nel “Paese dei canguri” i sussidi per l’infanzia sono universali e accessibili, permettendo che il pendolarismo per le donne sia meno pesante, favorendo lo smart working.
Al contrario degli uomini che utilizzano per lavoro l’auto o la mobilità urbana, con tutto lo stress accumulato per il traffico. Un altro aspetto particolare è che i servizi di salute mentale sono poco utilizzati dagli uomini a causa della loro proverbiale idiosincrasia ad ammettere problemi nella sfera psicologica, per cui gli effetti nocivi dello spostamento per motivi di lavoro sono più frequenti tra gli individui il cui benessere psicofisico è già intaccato. Nel Belpaese lo smart working è diventato prassi corrente, superando l’aspetto emergenziale della pandemia.

La crescita è stata ponderosa nel settore pubblico, +11%. Nelle grandi aziende il 53% del personale lavora con questa modalità, mentre in quelle medie e piccole la percentuale è molto bassa. Il modello ibrido, ossia lavorare alcuni giorni in sede e altri da casa, sembra quello che ha raccolto maggiori adesioni. Gli esperti sostengono che il lavoro da casa potrebbe svilupparsi maggiormente, in quanto i lavoratori che stanno sempre in azienda, preferirebbero svolgere il 50% delle attività in maniera ibrida.
Come trova consenso la settimana corta. Il successo del lavoro agile potrà essere garantito solo da un welfare all’altezza, con diffusi asili e servizi di cura per gli anziani. Solo così si potrà realizzare una autentica flessibilità orario per entrambi i generi.
Ma la politica sembra sorda a questi richiami, presa com’è dall’aumento delle spese militari, dove si possono fare molti affari.