La tutela negata di Cardamone

La difesa denuncia una disparità di trattamento dopo il doppio diniego al trasferimento nel carcere militare e richiama un precedente analogo.

Catania – Ha comandato per anni il reparto di polizia penitenziaria del carcere di massima sicurezza Bicocca di Catania, prima di andare in pensione dopo oltre trent’anni di servizio. Oggi Giuliano Gerardo Cardamone, 70 anni, nato a Nocera Terinese, si trova dall’altra parte delle sbarre, recluso nella casa circondariale di Agrigento per una condanna che, sostiene la sua difesa, sarebbe ingiusta: davanti alla Corte d’Appello di Messina pende infatti un procedimento di revisione della sentenza.

Da mesi Cardamone chiede di essere trasferito nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, invocando l’articolo 79 della legge 121 del 1981, pensato per tutelare chi ha svolto funzioni di polizia o militari e si trova in condizioni di vulnerabilità all’interno di un istituto detentivo ordinario. La richiesta era già stata respinta lo scorso 15 aprile dall’Organizzazione Penitenziaria Militare, secondo cui la norma si applicherebbe soltanto al personale in servizio attivo e non a chi, come lui, è ormai in quiescenza.

Contro quel diniego era stata presentata un’istanza di riesame, che richiamava un precedente ritenuto decisivo: nel 2007 lo stesso istituto di Santa Maria Capua Vetere aveva accolto, a 76 anni, l’ex dirigente della Polizia di Stato Bruno Contrada, anch’egli non più in servizio al momento dell’ingresso in carcere. Un caso che, secondo chi assiste Cardamone, dimostrerebbe come la norma sia già stata applicata in passato proprio a un ex appartenente alle forze dell’ordine.

Il 10 luglio scorso è arrivata la seconda bocciatura. Il comando dell’Organizzazione Penitenziaria Militare ha liquidato il precedente di Contrada come “non assimilabile” e “inconferente”, richiamando il combinato disposto degli articoli 16 e 79 della legge 121/1981 per escludere che gli ex appartenenti alle forze di polizia possano scontare la pena in strutture militari. Una motivazione che la difesa di Cardamone giudica contraddittoria, proprio alla luce di quel precedente: se la norma davvero escludesse gli ex appartenenti alle forze dell’ordine, lo stesso Contrada non avrebbe potuto varcare la soglia del carcere campano quasi vent’anni fa.

A questo punto l’avvocato Giuseppe Lipera, che assiste Cardamone, ha portato la vicenda direttamente ai vertici del governo, scrivendo alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai ministri della Giustizia, della Difesa e dell’Interno per chiedere un intervento urgente a tutela dell’incolumità del suo assistito e il suo trasferimento nel carcere militare. Alla lettera è stato allegato il provvedimento di rigetto datato 10 luglio, ultimo atto di una vicenda che, secondo la difesa, configurerebbe una disparità di trattamento rispetto al caso analogo di Contrada.