Tutele a scadenza per gli ex servitori dello Stato

Il legale di Cardamone contesta il diniego del comando militare e invoca il riesame, sostenendo che la salvaguardia prevista dalla norma non si esaurisca con il pensionamento.

Catania – C’è una legge, in vigore da oltre quarant’anni, che consente a chi ha indossato una divisa delle forze di polizia di scontare la pena in un carcere militare, lontano dai detenuti comuni che potrebbe aver arrestato o controllato durante il servizio. È a questa tutela che si è rivolto Giuliano Gerardo Cardamone, 70 anni, oltre trent’anni di carriera nel Corpo di polizia penitenziaria e oggi detenuto nella Casa Circondariale “Pasquale Di Lorenzo” di Agrigento.

La sua richiesta di trasferimento nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere è stata però respinta dall’Organizzazione Penitenziaria Militare, che ha ritenuto la norma applicabile solo a chi è ancora in servizio attivo. Una lettura che il suo avvocato, Giuseppe Lipera, contesta punto per punto, chiedendo ora il riesame del provvedimento.

Cardamone, nato a Nocera Terinese il 16 febbraio 1956, ha trascorso la sua carriera nelle file della polizia penitenziaria, ricoprendo anche un ruolo dirigenziale nella Casa Circondariale di Catania Bicocca, prima di essere collocato in quiescenza. L’11 aprile, attraverso la direzione del carcere di Agrigento, ha presentato la domanda di trasferimento.

La risposta è arrivata il 15 aprile: il comando dell’Organizzazione Penitenziaria Militare, con sede nella caserma “E. Andolfato” di Santa Maria Capua Vetere, ha respinto l’istanza sostenendo che l’articolo 79 della legge 1° aprile 1981, n. 121, riservi il diritto di scontare la pena negli stabilimenti penali militari soltanto a chi appartiene ancora attivamente alle Forze di polizia elencate dall’articolo 16 della stessa legge e non a chi quel servizio l’ha già concluso.

A difendere Cardamone è l’avvocato catanese Giuseppe Lipera, patrocinante in Corte Suprema di Cassazione e alla guida dello storico Studio Legale Lipera, attivo dal 1947. Il 16 giugno il legale ha presentato un’istanza amministrativa di riesame, inviata al comando dell’Organizzazione Penitenziaria Militare e per conoscenza al Ministero della Giustizia, allo Stato Maggiore dell’Esercito, al Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Sicilia e alla direzione del carcere di Agrigento.

Secondo Lipera, l’interpretazione del comando militare non si sostiene né sul piano testuale né su quello logico: la norma, scrive nel ricorso, non fa alcuna distinzione tra chi è ancora in servizio e chi è già a riposo e la qualifica di appartenente al Corpo non si perde con il pensionamento. Il legale ricorda che quando il legislatore ha davvero voluto limitare una tutela ai soli soggetti in servizio attivo lo ha fatto in modo esplicito, come per l’articolo 83 della stessa legge in materia di rappresentanza sindacale, estesa ai pensionati solo dal 2013. L’articolo 79, al contrario, non ha mai previsto clausole di questo tipo.

Per l’avvocato, la norma non concede un privilegio ma offre una protezione: vuole evitare che chi ha lavorato nelle forze dell’ordine si trovi a scontare la pena accanto a detenuti comuni incontrati, magari, proprio durante il servizio. Ed è un’esigenza, sostiene Lipera, che con il pensionamento non si attenua ma si rafforza, perché più anni di carriera significano anche più probabilità di incrociare chi oggi potrebbe trovarsi nello stesso istituto.

A sostegno della propria tesi, il legale racconta un episodio che lo ha visto protagonista in prima persona. Nel maggio 2007 le porte del carcere militare di Santa Maria Capua Vetere si erano aperte per un altro pensionato delle forze dell’ordine: Bruno Contrada, ex dirigente della polizia di Stato, allora già settantaseienne e in pensione da tempo. Fu Lipera stesso ad andarlo a trovare in quell’istituto, nel dicembre di quell’anno, e a ottenere per lui, l’anno seguente, gli arresti domiciliari grazie a un provvedimento del Tribunale di Sorveglianza di Napoli datato 24 luglio 2008. Se quella porta si era aperta per un ex dirigente della polizia di Stato in pensione, si chiede oggi il legale, perché dovrebbe restare chiusa per un ex appartenente alla polizia penitenziaria nella stessa condizione?

Con l’istanza presentata il 16 giugno, Lipera ha chiesto l’annullamento del rigetto e l’accoglimento della richiesta originaria di trasferimento di Cardamone nel carcere militare campano. La parola passa ora agli enti destinatari del ricorso.