Tra il 4 e il 5 agosto 1944 la retata delle SS nel Nord Italia: il disarmo di massa dei militari che scelsero di stare con la Resistenza.
Ci sono pagine di storia che la memoria collettiva rischia di far scivolare nell’oblio, coperte dal polverone dei grandi eventi. Una di queste si consumò nella notte tra il 4 e il 5 agosto del 1944, nel cuore di un’Italia contesa, insanguinata e occupata.
In quelle ore buie, con un’operazione coordinata e chirurgica disposta dal comando supremo delle SS nel Nord Italia, oltre 4mila carabinieri di ogni ordine e grado furono disarmati, arrestati e caricati sui treni merci diretti verso i campi di concentramento in Germania.
Non fu un episodio isolato né casuale, ma la risposta feroce dell’occupante nazista e dei collaborazionisti fascisti a una scelta di campo precisa: i carabinieri, presenti capillarmente nei paesi e nelle città, avevano scelto di stare dalla parte della gente, proteggendo i perseguitati e alimentando le file delle formazioni partigiane.
Il precedente di Roma. Meno di un anno prima, il 7 ottobre 1943, un’analoga operazione di disarmo e deportazione aveva travolto la Capitale. Le SS di Herbert Kappler arrestarono oltre 2.500 carabinieri romani, considerati il principale ostacolo al controllo militare della città e un potenziale esercito fedele alla Corona e al popolo.
I comandi tedeschi avevano capito da tempo che la figura del carabiniere rappresentava una minaccia per la tenuta dell’occupazione. L’Arma era percepita come una struttura istituzionale incompatibile con le direttive della Repubblica Sociale di Salò: troppe le soffiate uscite dai comandi di stazione per avvisare i giovani delle retate, troppe le armi passate ai partigiani, troppa la passività nel reprimere le proteste popolari per la fame e la guerra.
Con l’ordine impartito dalle SS nell’agosto del ’44, i presidi e le caserme del Nord vennero circondati. I militari, colti di sorpresa mentre garantivano l’ordine pubblico, vennero spogliati delle divise e spediti come Strafgefangene (prigionieri di punizione) o Internati Militari (IMI) nei lager di Dachau, Buchenwald e Mauthausen. Molti di loro non fecero mai più ritorno.
Questo immenso tributo di sangue e fedeltà alle istituzioni democratiche trovò il suo definitivo e solenne riconoscimento quarant’anni dopo. Il 2 giugno 1984, il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, un ex partigiano che la Resistenza l’aveva vissuta sulla propria pelle, concesse alla Bandiera dell’Arma dei carabinieri la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Una motivazione che scolpisce nella storia il bilancio di quegli anni tragici: 2.735 caduti, 6.521 feriti e oltre 5.000 deportati.
Ricordare quella notte tra il 4 e il 5 agosto significa restituire dignità e memoria a migliaia di uomini in divisa che, di fronte al momento più buio del Paese, rifiutarono di piegarsi all’invasore, pagando con la deportazione e la vita il prezzo della libertà di tutti.