Il sistema paramafioso incentiva, indirettamente, lavoro nero e caporalato. Turni massacranti e paga oraria che spesso non supera 1 euro. Gli Stati membri corrono ai ripari.
L’UE impone nuove norme contro gli abusi nell’agroalimentare. E’ stato approvato dal Parlamento europeo il regolamento contro le pratiche illecite nel noto comparto essenziale. Lo scopo è di fornire maggior tutela ai produttori agricoli per fermare gli abusi della Grande Distribuzione Organizzata (GDO), in modo da assicurare più imparzialità e chiarezza nelle varie fasi della catena produttiva. La Grande Distribuzione Organizzata italiana, che controlla circa il 69-72% del commercio alimentare, è sotto accusa per abusi di potere contrattuale.
In particolare per aste al doppio ribasso che azzerano i margini dei produttori, paghe inique nella filiera, imposizione di pagamenti per lo spazio espositivo e ingiustificati aumenti dei prezzi finali. In dettaglio si… distingue per lo sfruttamento della filiera agricola, imponendo condizioni inique ai fornitori. Le aste al “doppio ribasso” portano il prezzo di acquisto sotto i costi di produzione, incentivando indirettamente caporalato e lavoro nero.
Inoltre vengono richiesti pagamenti o contributi forzati dai fornitori per far entrare i prodotti negli scaffali o per servizi di promozione specialmente per posizioni visibili, una sorta di “pizzo”. Nella catena produttiva al servizio della GDO gli orari di lavoro possono allungarsi fino a 12 ore al giorno, si utilizzano pesticidi, si sono verificate violenze sulle lavoratrici e le paghe medie giornaliere oscillano tra i 15-20 euro, inferiori al minimo legale.
La GDO è sotto inchiesta per aver contribuito ai picchi inflattivi del 2022-2023, aumentando i prezzi al consumo in modo non giustificato e gravando sulle famiglie, nonostante le denunce di pratiche scorrette. Per questi motivi l’Antitrust ha avviato indagini su presunti aumenti ingiustificati dei prezzi e abusi commerciali, chiedendo segnalazioni anche anonime entro lo scorso 31 gennaio per colpire le pratiche inique. Questi dati sono stati diffusi da Oxfam Italia – Organizzazione Non Governativa (ONG) per l’attuazione di progetti rurali – e il Punto Coldiretti, organo di informazione della maggiore organizzazione agricola italiana.
Dunque quali virtù salvifiche contiene il nuovo regolamento per debellare quello che è un vero e proprio sistema “para-mafioso”? Tra gli strumenti a disposizione: divieto di pagare i prodotti deperibili oltre i 30 giorni; impossibilità per l’acquirente di annullare ordini di prodotti deperibili con brevissimo preavviso; divieto di modificare retroattivamente le clausole dei contratti di fornitura (es. volumi, standard di qualità o prezzi); obbligo di formalizzare gli accordi per iscritto se richiesto dal fornitore.

Queste norme valgono anche nei rapporti commerciali transfrontalieri per evitare che le aziende, sfruttando le diverse legislazioni nazionali, possano imporre i propri termini contrattuali sopraffattori. Le autorità nazionali potranno agire d’ufficio, un modo per eludere la possibilità delle aziende di sapersi gestire a livello internazionale e produrre atteggiamenti subdolamente utilitaristici. Nel Belpaese le nuove norme potrebbero essere ottimi strumenti contro la distorsione del sistema.
Il settore ha un valore, in termini monetari, di oltre 60 miliardi di euro di export e la filiera di qualità è, spesso, composta da piccole e medie aziende agricole, vittime predestinate e prede allettanti per le voraci fauci della GDO. Com’è noto, tuttavia, la burocrazia ha i suoi tempi. Dopo l’approvazione del regolamento da parte del Consiglio dell’UE, le nuove norme saranno valide dopo 18 mesi.
In questo periodo gli Stati membri dovranno conformare il nuovo regolamento alla legislazione nazionale e pianificare gli uffici istituzionali idonei al compito. Nel frattempo si replicherà lo stesso squallido film visto finora.