Cortei in 13 città contro caro vita, salari da fame e tasse. Nel capoluogo lombardo scattano le cariche: contusi, vetrine in frantumi e un agente ferito.
Milano – Partono dai social, senza bandiere di partito né sigle sindacali, e in poche ore trasformano il sabato di 13 città italiane in una lunga giornata di protesta. È il popolo di “Italia in piazza”, il movimento spontaneo nato sulle chat e lanciato in contemporanea con le mobilitazioni francesi, sceso in strada contro il caro vita, gli stipendi da fame e una pressione fiscale giudicata insostenibile. Ma è nel capoluogo lombardo che la rabbia è esplosa in violenza: una fitta sassaiola contro gli agenti, le cariche della polizia e il centro storico trasformato in campo di battaglia.
A Milano il corteo è partito verso le 15 da piazza Duomo, con oltre 5mila manifestanti – quasi tutti giovanissimi – diretti verso il Cimitero Monumentale. La tensione è esplosa quasi subito: già alla partenza sono volati fumogeni e bombe carta. Il momento più duro in via Broletto, all’altezza di via San Tomaso, dove il serpentone si è bloccato e una pioggia di sassi si è abbattuta sugli agenti in tenuta antisommossa.
La risposta è stata una carica di alleggerimento. Il corteo si è spezzato in due, con gruppi di ragazzi che hanno ripiegato verso via Bossi. Poco dopo un nuovo faccia a faccia con le forze dell’ordine, che hanno replicato con una doppia carica più decisa. Nel fuggi fuggi si contano alcuni contusi, tavolini divelti e un agente ferito. Danneggiate le pensiline Atm e le vetrate ai primi piani di alcuni palazzi storici.

Ma la giornata non è stata solo Milano. Da Nord a Sud i cortei hanno attraversato Napoli, Torino, Firenze, Roma e Bologna. A Genova, in piazza De Ferrari, circa duecento persone hanno sfilato dietro lo striscione “Italia in piazza contro il carovita”: tricolori ma anche bandiere della Palestina, cartelli contro la guerra e il coro “Siamo tutti antifascisti“. I ragazzi chiedono più soldi per scuole e affitti e lo stop agli armamenti. Centinaia di persone anche a Torino.
Il filo rosso che tiene insieme tutte le piazze è lo stesso: salari troppo bassi, sanità pubblica al collasso, scuole che cadono a pezzi e un costo della vita che divora lo stipendio. Una protesta che gli organizzatori rivendicano come “apolitica e apartitica“, nata dal basso e cresciuta sui canali di messaggistica, lontano da partiti e sindacati.



