Il governo approva il nuovo Piano pandemico

Via libera dalla Conferenza Stato-Regioni al documento che guiderà l’Italia in caso di nuova crisi sanitaria. Niente lockdown generalizzati, ma misure modulabili.

Tre anni dopo la scadenza del piano precedente, l’Italia ha finalmente una nuova strategia nazionale per affrontare una possibile emergenza pandemica. La Conferenza Stato-Regioni ha dato il proprio via libera al Piano pandemico 2025-2029, documento quinquennale che stabilisce come il paese dovrebbe rispondere a una crisi sanitaria da patogeni a trasmissione respiratoria — coronavirus in testa, ma non solo.

Il cambio di approccio rispetto al passato è nella flessibilità: il piano non è costruito su uno scenario specifico ma vuole essere applicabile a pandemie con caratteristiche diverse tra loro, che varino per velocità di diffusione, gravità clinica e pressione sui sistemi sanitari. L’obiettivo dichiarato è garantire una catena di comando chiara tra centro e periferia, evitando la confusione che nei momenti più acuti del Covid aveva mostrato i limiti del modello precedente.

Sul fronte economico, il governo ha stanziato risorse significative attraverso l’ultima legge di bilancio: 50 milioni per il 2025, 150 per il 2026 e 300 milioni annui a partire dal 2027, per un totale di 1,1 miliardi di euro destinati alle Regioni ordinarie. Quelle a statuto speciale dovranno invece far fronte alle spese con i propri bilanci.

Quanto alle misure concrete previste, il documento tocca più livelli. Sul piano individuale, conferma mascherine e altri dispositivi di protezione e definisce i vaccini strumenti “efficaci” contro l’impatto pandemico, con approvvigionamento che resta coordinato a livello europeo. Sul piano organizzativo, punta sul potenziamento dello smartworking e delle modalità di lavoro flessibile, in particolare per i lavoratori più vulnerabili, e introduce la ventilazione meccanica controllata nelle scuole, negli ambienti lavorativi e sui mezzi di trasporto pubblico. Sul fronte delle restrizioni, il piano esclude esplicitamente lockdown generalizzati, prevedendo invece misure calibrate sulla gravità epidemiologica e adottabili attraverso decreti o atti aventi forza di legge.

Nonostante l’approvazione, il documento ha raccolto critiche trasversali. La deputata del Partito Democratico Ilenia Malavasi lo ha definito un’occasione mancata: gli obiettivi sarebbero condivisibili sulla carta, ma il testo resterebbe vago nei punti operativi più delicati, come garantire farmaci e vaccini in tempi rapidi e come evitare di trovarsi nuovamente impreparati. “Dopo il Covid servivano scelte chiare e una strategia concreta per l’approvvigionamento. Senza questi elementi rischiamo di ripetere gli stessi errori”, ha detto.

Sulla stessa lunghezza d’onda l’infettivologo Matteo Bassetti, che ha individuato quello che ritiene il vuoto più grande: “Non si parla della cosa più importante, ovvero dove reperire rapidamente farmaci e vaccini in caso di nuova emergenza. Se oggi scoppiasse una pandemia, l’Italia si troverebbe indietro rispetto agli altri Paesi. La lezione del Covid è stata completamente dimenticata.”