Il tribunale del web e i fantasmi di Report: le ombre del caso Ranucci

Dalle registrazioni clandestine alle accuse fuori tempo massimo: quando la ricerca della verità cede il passo allo spettacolo scandalistico.

La vicenda che ha visto coinvolti Sigfrido Ranucci, Angela Camuso, Anna Germoni e Fabrizio Corona mette a nudo tutti i limiti di un certo modo di fare informazione e di gestire la giustizia sui media. Il metodo d’inchiesta spettacolarizzato, che per anni è stato un marchio di fabbrica proprio della scuola di Report e dei colleghi del noto conduttore, mostra oggi il suo volto più paradossale quando si ritorce contro gli stessi protagonisti del circo mediatico. È una forma di giornalismo basata sul processo in piazza che non possiamo condividere, in cui la ricerca del clamore e del sospetto sostituisce il rigore delle sedi opportune.

Per comprendere a fondo questa farsa occorre ricostruire con precisione i fatti narrati dalle dirette interessate. La ricostruzione proposta da Angela Camuso prende il via da una lettera inviata a Il Tempo e poi amplificata sul canale YouTube di Fabrizio Corona. La giornalista riferisce di presunti episodi risalenti al periodo tra il 2018 e il 2019, quando contattò Ranucci per proporre un suo servizio e avviare una collaborazione con la redazione di Report.

Angela Camuso

In quel contesto di lavoro, dopo un incontro negli uffici Rai di via Teulada, sarebbero comparsi messaggi e vocali dal tono personale: commenti affettuosi sulla sua foto profilo WhatsApp con complimenti fisici, inviti a vedersi in orari serali e frasi in cui il conduttore avrebbe definito il suo uno “sguardo luminoso”, l’unica nota positiva di giornate storte.

Camuso accusa Ranucci di aver usato la propria posizione di potere in un contesto strettamente professionale, consegnando a Corona persino una telefonata registrata dopo l’uscita dell’articolo, in cui i due litigano e Ranucci respinge ogni addebito, ricordando che era stata lei a cercarlo per lavoro e che vicende analoghe a suo carico si sarebbero sempre concluse con un’archiviazione.

A complicare la trama si inserisce il capitolo su Anna Germoni. Durante il format di Corona, Coronas, la Camuso manda in onda ampi stralci di una conversazione telefonica avuta privatamente con la collega dopo la prima pubblicazione.

Nel corso della chiamata la Germoni avrebbe raccontato una vicenda risalente al 2017: anche lei si sarebbe rivolta a Ranucci per motivi professionali, fino a quando non ci sarebbe stata una cena insieme, al termine della quale Ranucci le avrebbe proposto di rivedersi a casa sua per parlare di lavoro. Un presunto invito, prontamente rifiutato dalla diretta interessata, che da allora avrebbe diradato i contatti.

La pagina con l’articolo della Camuso rimossa dal quotidiano romano

Tuttavia, subito dopo la diffusione dell’audio, la Germoni è intervenuta pubblicamente per prendere clamorosamente le distanze: ha dichiarato di aver chiamato la Camuso solo per esprimerle solidarietà affermando di essere stata registrata a sua insaputa senza alcuna autorizzazione a rendere pubbliche le sue parole per poi chiarire di non voler muovere accuse senza prove.

Sul fronte di queste accuse i principi cardine devono rimanere la tempestività e la responsabilità. Se una donna, giornalista o meno, si sente davvero offesa, oltraggiata o fatta oggetto di certe proposte, ha il diritto-dovere di denunciare i fatti agli organi competenti.

Far esplodere la bomba mediatica a distanza di anni, quando ormai i fatti sono lontani, appare come un’operazione finalizzata soltanto ad accaparrarsi una particina sulle prime pagine dei giornaloni scandalistici, che di questo vivono.

Risulta del tutto incoerente vedere una professionista come la Camuso prima condividere piazze ed eventi pubblici in coppia con la persona accusata e poi, improvvisamente, ricordarsi di presunti comportamenti scorretti. Se non c’erano i presupposti per un reato perché all’epoca dei fatti non ha deferito Ranucci all’ufficio preposto della Rai oppure al Consiglio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti?

Perché far emergere tutto soltanto oggi attraverso i canali di Fabrizio Corona?

Fabrizio Corona con Angela Camuso

Lo stesso discorso vale per la Germoni, che prima si lascia andare a confidenze telefoniche, poi si pente, prende le distanze e induce le testate a cancellare o ritrattare i contenuti, ammettendo di non avere alcuna prova.

Questo rincorrersi di smentite, ripensamenti e registrazioni più o meno clandestini conferma come l’intera vicenda sia degenerata in una farsa mediatica, ben lontana dal giornalismo (serio) e dalle reali tutele delle (finora non accertate) vittime.

Mentre il tritacarne mediatico continua a girare, l’impatto sul piano aziendale non si è fatto attendere: la Rai ha ufficializzato il passaggio di consegne per la prossima stagione rimuovendo Sigfrido Ranucci dalla guida dello storico programma.

Una delle puntate di maggiore share di Report sulla famiglia La Russa

Secondo quanto trapelato i vertici di viale Mazzini hanno sottoposto all’attuale vicedirettore ad personam tre possibili opzioni di ricollocazione nell’ambito degli accordi sindacali interni: un incarico a RaiNews, uno al Tg3, oppure la guida dell’ufficio di corrispondenza egiziano di Il Cairo. Soluzioni che viale Mazzini ha indicato come coerenti con il suo grado e con l’esperienza di Ranucci maturata negli anni. Al suo posto, dalla prossima stagione, arriverà una conduzione a due voci: Daniele Piervincenzi e Giulia Presutti, entrambi vincitori della selezione interna Rai riservata ai giornalisti professionisti.

Piervincenzi porta a Report un bagaglio consolidato nel giornalismo televisivo d’inchiesta, essendo stato inviato e conduttore di Nemo – Nessuno escluso e Popolo Sovrano, oltre a essere ricordato per l’aggressione subita a Ostia nel 2017 da Roberto Spada durante le riprese di un servizio. Giulia Presutti, dal canto suo, è da anni inviata di punta dello stesso programma d’inchiesta e si è classificata al primo posto nella selezione interna. L’azienda ha motivato la decisione con la volontà di rafforzare il giornalismo d’inchiesta del servizio pubblico puntando su professionalità interne selezionate per merito, ribadendo che la credibilità dell’informazione poggia sulla piena indipendenza editoriale e su un’imparzialità rigorosa.

La reazione di Sigfrido Ranucci non si è fatta attendere ed è arrivata con toni durissimi:

“Sono venuto a conoscenza dall’Ansa che la Rai mi ha sospeso dalla conduzione di Report. Il motivo – ha spiegato il giornalista – è che avrei messo a repentaglio la credibilità di Report in seguito ai 2800 articoli in due mesi fatti dai giornali del gruppo Angelucci e comunque di governo, anche da parte del fuoco amico della Rai. Cioè da coloro che sono stati ringraziati ieri da Mollicone per aver sollevato “cunei d’ombra” sul sottoscritto. Il gioco è fatto. Al mio posto sono state scelte due persone che mortificano le professionalità che per 30 anni hanno fatto la storia di Report e del servizio pubblico. Il mio non è un addio. Non condurrò Report ma condurrò la battaglia più importante della mia vita per la libertà di stampa. Lo farò per i miei figli e per i vostri. Mi rifiuto di lasciare alle future generazioni questo mondo mostruoso, governato da persone mostruose e vigliacche che non tollerano il giornalismo libero e i magistrati indipendenti...Io non capisco perché se non sono adatto per Report, dovrei essere adatto per il Tg3 o RainewsLa sede di corrispondenza al Cairo. Non sanno evidentemente che io vivo sotto scorta anche da prima dell’attentato e al Cairo, all’estero, sarei senza scorta…Forse auspicano che potrei fare la fine di Regeni. Poi Il Cairo ultimamente è stato usato un po’ come la Siberia, ci mandano i deportati da altre parti…“.

Va da sè che l’ormai triste vicenda, purtroppo, è destinata a continuare. Magari con altri colpi di scena, specie dopo le annunciate dimissioni in blocco degli storici inviati di Report.