Per le Camere Penali (fronte del Sì) “giocatore e arbitro non devono essere della stessa squadra”. Ma Csm e Anm (fronte del No) avvertono: “Si rischia un pm sottomesso al potere politico”.
È partita ufficialmente la battaglia comunicativa per il referendum sulla separazione delle carriere nella magistratura. Il Comitato per il Sì dell’Unione delle Camere Penali Italiane ha dato il via a una massiccia campagna di affissioni a Roma e Milano. I manifesti, posizionati in punti strategici come Piazza Mazzini a Roma e la zona dei Navigli a Milano, utilizzano un linguaggio sportivo per spiegare un concetto giuridico complesso: “Giocatore e arbitro non devono essere della stessa squadra”.
Il fronte del Sì: “Giudice terzo per un processo equo”
La campagna riprende una storica vignetta dell’avvocatura penale: un arbitro che indossa la maglia di una delle due squadre in campo.
- Il paradosso: Il messaggio punta a scardinare l’attuale sistema dove giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine.
- Le dichiarazioni: “Chi giudica deve essere terzo rispetto alle parti”, afferma Francesco Petrelli, presidente del Comitato Camere Penali per il Sì. “Senza un giudice realmente autonomo dall’accusa, non può esistere un processo equo”.
l fronte del No: le preoccupazioni del Csm e dell’Anm
Sul fronte opposto, le istituzioni della magistratura e il fronte del “No” respingono con forza la metafora sportiva, parlando di un rischio per la tenuta democratica del Paese.
- Il parere del Csm: In recenti risoluzioni e interventi, diverse componenti del Consiglio Superiore della Magistratura hanno espresso parere critico sulla riforma. La preoccupazione principale è che la separazione delle carriere porti inevitabilmente a due Csm distinti, indebolendo l’autonomia del pubblico ministero.
- Il rischio politica: Secondo il fronte del No, un pm isolato dal corpo dei giudici perderebbe la sua “cultura della giurisdizione” (ossia l’obbligo di cercare anche le prove a favore dell’indagato), finendo per trasformarsi in un “super poliziotto” o, peggio, in un ufficio sotto il controllo o l’influenza dell’Esecutivo.
- La propaganda del “No”: L’Associazione Nazionale Magistrati ha ribadito che l’arbitro (il giudice) è già oggi terzo e che il problema della giustizia non è l’appartenenza allo stesso ordine, ma la cronica carenza di risorse. “Separare le carriere serve solo a punire i magistrati e a ridurne l’indipendenza di fronte al potere”, sostengono i promotori del No.
La sfida si sposta ora dalle aule di tribunale alle piazze, in attesa che il corpo elettorale si esprima su una delle riforme più attese e discusse della storia repubblicana. Nonostante le modifiche nella formulazione del quesito, il governo ha confermato che il calendario non subirà variazioni. Le date previste per la consultazione restano fissate per domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026.