Il “giustiziere” che pesta il migrante e sogna la ribalta

Il video di Giuseppe Barboni che picchia un uomo è diventato virale, spaccando l’Italia digitale tra chi grida allo squadrismo e chi lo acclama.

San Benedetto del TrontoIn pochi minuti è riuscito a ottenere ciò che inseguiva da anni: la visibilità. Sabato sera 11 luglio, sul lungomare di San Benedetto del Tronto, Giuseppe Barboni, 38 anni, militante di Futuro Nazionale e sedicente imprenditore, ha scaraventato a terra un uomo di origini irachene che intralciava il traffico, lo ha colpito a pugni al volto e lo ha sbattuto contro un palo. Poi ha fatto la cosa che gli riesce meglio: ha postato il video dell’aggressione sui suoi profili, dove lo attendevano 459mila follower pronti ad applaudire.

Il filmato è diventato virale nel giro di ore, spaccando l’Italia digitale tra chi grida allo squadrismo e chi lo esalta come giustiziere. Immediata la presa di distanza del sindaco di centrodestra Nicola Mozzoni: “La violenza non può mai essere la soluzione, farsi giustizia da soli non è la strada giusta”. Ancora più netta la Cgil di Ascoli, che parla di immagini “intollerabili”.

Ma chi conosce Barboni sa che dietro l’uomo forte si nasconde un cacciatore di like. Da anni bombarda le redazioni di comunicati, riuscendo a far pubblicare profili personali che, alla prova dei fatti, si sgretolano. Si definisce “imprenditore del lusso alla guida della Luxury Private Group – ville, jet privati e yacht per pochi eletti – e si vanta di essere stato inserito da Forbes tra i primi cento manager italiani. Eppure, secondo le visure camerali, fino a poche settimane fa le sue due società risultavano prive di dipendenti e senza bilanci depositati; una coincide persino con il suo indirizzo di casa a San Benedetto, e i contatti sul sito rimandano a numeri non più attivi.

La narrazione mitologica non si ferma qui. Barboni si è fatto attribuire una laurea con lode in Scienze Politiche Internazionali all’Università Link: peccato che il voto reale, riportato da Il Resto del Carlino, sia molto più vicino al minimo che al massimo. Sui social esibisce foto con attori come Andy Garcia, Robert De Niro, Michael Douglas e Sharon Stone, con l’ambasciatore Usa Tilman Fertitta e con ministri come Salvini e Crosetto. Un castello di carte che crolla appena si scava sotto la superficie.

Anche il passato ha zone d’ombra. Una vicenda familiare lo aveva portato davanti ai giudici per maltrattamenti e agli arresti domiciliari, poi archiviata senza condanne dopo il passo indietro del padre; episodio che lui ha sempre ribaltato dicendosi vittima.

Poi è arrivata la politica. Snobbato dalla destra locale, ha corso da solo con la lista “Tolleranza Zero”, tra promesse di “ripulire la città dai balordi” e testimonial internazionali. La campagna è culminata nell’imbarazzo: ha avvicinato il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, al termine di una cena diplomatica, strappandogli un saluto video per i sambenedettesi, per poi spacciarlo in conferenza stampa come un endorsement. Il Vaticano è stato costretto a diffidarlo pubblicamente e a dissociarsi.

La lista non è mai decollata, eppure su Facebook il suo profilo si firma ancora “Sindaco di San Benedetto del Tronto”. Ed è con la fascia tricolore – indossata senza titolo – che si è presentato ai microfoni de La Zanzara, dove ha rivendicato il pestaggio: “Io pentito? Ma stiamo scherzando? Gli ho dato due carezze”.

C’è chi sussurra che il video di sabato sia stato studiato a tavolino per scalare gli algoritmi. Prove certe non ce ne sono. Di sicuro c’è che, da qualche mese, Barboni è rimasto folgorato dal generale Roberto Vannacci e prova in ogni modo a entrare nelle sue grazie. Mercoledì 15 luglio il leader di Futuro Nazionale sarà allo Shada di Civitanova: sarà l’occasione per capire come reagirà al video delle botte. Dal movimento, intanto, prendono le distanze: il coordinatore marchigiano Fabrizio Ciarapica ricorda che Barboni “è un semplice iscritto, non ricopre alcun incarico”.