I magistrati stanno stringendo il cerchio dei sospetti attraverso una serie di interrogatori a tappeto, estendendo i controlli a tutti i pasti consumati a ridosso delle festività natalizie.
Campobasso – Chi ha avvelenato Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita, e attraverso quale veicolo alimentare è stata inoculata la ricina? Sono questi gli interrogativi centrali attorno ai quali ruota l’intricata indagine della Procura sul giallo di Pietracatella, la tragedia che ha sconvolto il piccolo comune molisano.
Mentre i tecnici specializzati hanno avviato le analisi informatiche sui dispositivi elettronici della famiglia, i magistrati stanno stringendo il cerchio dei sospetti attraverso una serie di interrogatori a tappeto, estendendo i controlli a tutti i pasti consumati a ridosso delle festività natalizie.
Tra le persone convocate in Procura è comparsa nei giorni scorsi anche l’anziana Isa, la zia di 92 anni di Gianni Di Vita (marito e padre delle due vittime). L’attenzione degli inquirenti si è focalizzata su di lei poiché avrebbe preparato la torta consumata dai parenti la sera della vigilia di Natale. Tuttavia, quel pasto sembra perdere quota come causa scatenante: tra i dieci invitati presenti a tavola, nessuno ha manifestato sintomi di intossicazione.
Gli accertamenti si stanno concentrando sul pranzo e sulla cena del 24 dicembre, ma l’attenzione maggiore resta focalizzato sulla sera del 23 dicembre. Quello è stato infatti l’unico pasto consumato dalle due vittime insieme a Gianni Di Vita, che ha accusato a sua volta un malore, sebbene non letale.