Gli inquirenti vogliono capire se la tossina sia stata inalata o ingerita tramite contaminazione di utensili d’uso quotidiano.
Campobasso – Le indagini sul mistero di Pietracatella virano verso uno scenario finora inedito. La Procura di Larino sta infatti valutando una nuova ipotesi investigativa: Antonella Di Ielsi e la figlia 15enne Sara Di Vita potrebbero non essere state esposte alla ricina in un unico episodio fatale (il pasto della vigilia di Natale, come ipotizzato finora), ma attraverso una somministrazione o un’esposizione prolungata, avvenuta in momenti diversi tra il 23 dicembre e i giorni successivi.
Attualmente la procura procede per duplice omicidio volontario a carico di ignoti e per omicidio colposo nei confronti di cinque medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso. Intanto le indagini proseguono a tutto campo. La Squadra Mobile sta ascoltando amici e parenti della famiglia Di Vita per ricostruire non solo i menù dei giorni festivi, ma anche le dinamiche relazionali e le ore immediatamente precedenti ai ricoveri. Non è escluso che il capofamiglia, Gianni Di Vita (risultato negativo ai test sulla ricina), venga ascoltato nuovamente.
Riflettori puntati poi sul cellulare di Alice Di Vita, la figlia 19enne sopravvissuta. Verrà effettuata l’estrazione della copia forense dei dati per analizzare chat, posizioni GPS e cronologia web degli ultimi cinque mesi. La ragazza, assistita dall’avvocato Facciolla, ha consegnato il dispositivo volontariamente.
Gli specialisti della Scientifica, inoltre, torneranno nell’abitazione di Pietracatella, sotto sequestro dal 28 dicembre scorso. La ricerca si concentrerà su tracce di polvere o residui vegetali di ricino che possano spiegare l’esposizione “ad ampio spettro”. Gli inquirenti vogliono capire se la tossina sia stata inalata o ingerita tramite contaminazione di utensili d’uso quotidiano.