Il caldo colpisce i meno abbienti

Chi non arriva a fine mese non può permettersi un climatizzatore dunque soffre il caldo più di altri messi meglio. L’afa nuoce alla salute e aumenta la solitudine.

E’ proprio vero che la povertà è come una calamita: attrae tutte le disgrazie. Non poteva certo sfuggire a questa condizione il caldo torrido di questi giorni. Nel senso che più si è in condizioni disagiate, più si soffre il caldo. Gli studiosi hanno definito questo fenomeno “povertà da raffrescamento”.

Una sorta di disparità energetica e sociale che sta ad indicare l’impossibilità di poter usufruire di una temperatura confortevole nelle abitazioni o negli spazi pubblici quando il caldo eccede. Ad essere vittime di queste condizioni sono le famiglie a basso reddito, gli anziani o chi abita in edifici inadeguati o quartieri sprovvisti di aree verdi.

Acquistare un apparecchio refrigerante ha un costo notevole per famiglie che già fanno fatica a far quadrare il bilancio. Uno studio della Fondazione CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici), un centro di ricerca internazionale, indipendente e multidisciplinare che studia l’interazione tra cambiamenti climatici e società, ha evidenziato che l’investimento per le famiglie a basso reddito può arrivare fino all’8% del proprio bilancio.

Mentre i nuclei familiari benestanti tra lo 0,2% e il 2,5%. Vale a dire che il destino sbeffeggia gli umani: più si hanno soldi meno se ne spendono, meno se ne hanno, più se ne versano! Alla fine vista la mala parata si sceglie, a volte, di rinunciare all’acquisto. Perché sono le condizioni materiali a determinare anche lo stato di salute.

Vivere in ambienti poco climatizzati ha conseguenze negative sulla salute, soprattutto per chi soffre già di altre patologie, fino al rischio estremo, la morte. Le famiglie a basso reddito, spesso, utilizzano apparecchi usurati e mal funzionanti, a rischio di legionella. O cisterne d’acqua che alimentano la riproduzione di zanzare portatrici di malattie.

Inoltre le temperature possono variare radicalmente all’interno della stessa città. Nelle periferie più povere la mancanza di verde urbano e l’uso di materiali edili che accumulano calore possono causare temperature al suolo fino a 10-15 °C superiori rispetto ai quartieri più ricchi. Le istituzioni locali hanno cercato di porre rimedio a questa disuguaglianza di fatto. Molte città italiane (tra cui Milano, Bologna, Napoli e Roma) stanno creando reti di rifugi climatici pubblici e gratuiti, come biblioteche climatizzate, centri anziani e parchi attrezzati con sistemi di nebulizzazione.

Le fontane pubbliche prese d’assalto in queste giornate torride

A livello governativo è stato istituito l’Ecobonus che permette la detrazione fino al 50% delle spese totali per gli over 75. A monitorare questo fenomeno provvede l’Antoniano di Bologna, l’istituzione dei Frati Minori Francescani che unisce solidarietà per i più bisognosi con l’Operazione Pane, una rete di 20 mense francescane in Italia. Per la cronaca l’istituzione è nota per il Piccolo Coro dell’Antoniano e per il festival musicale per bambini Zecchino d’Oro.

Ebbene un aspetto sembra stagliarsi rispetto ad altri, ossia il caldo estremo esacerba criticità già presenti, rendendo le soluzioni ancora più difficili. Perché la crisi climatica non è un concetto astratto, dietro di essa ci sono persone in carne ed ossa e quelle più fragili come gli anziani pagano il prezzo più alto.

Secondo i dati dell’Antoniano per il 41% le condizioni di calore aumentano la solitudine, anche perché in estate, la stagione delle vacanze, quasi tutti coloro in queste condizioni restano in città. Ad aggravare quest’aspetto c’è da segnalare anche la chiusura, nello stesso periodo, di molti servizi territoriali.

L’ennesima conferma di un antico motto popolare “il cane morde lo straccione”, nel senso che come il cane è attratto dagli abiti laceri di un barbone, così la vita colpisce chi è già in difficoltà.