Guerra in Medio Oriente, il conto lo paghiamo noi: bollette record in arrivo

Lo stretto di Hormuz bloccato dalla crisi iraniana ha fatto impennare gas e luce in pochi giorni. Dieci giorni di conflitto sono già costati tre miliardi agli europei.

C’è una guerra in Medio Oriente e c’è una bolletta che arriverà a maggio. Il collegamento tra le due cose è più diretto di quanto sembri e lo si misura già oggi nei prezzi dell’energia, che nelle ultime settimane hanno subito una scossa brutale.

La crisi in Iran e la conseguente pressione sullo stretto di Hormuz, il corridoio attraverso cui passa il 20% del petrolio mondiale e il 30% del gas naturale liquefatto globale, hanno innescato un’impennata dei costi energetici destinata a scaricarsi sulle famiglie italiane con la forza di un conto rimandato ma inevitabile.

I dati parlano chiaro. Il metano è passato da meno di 50 centesimi al metro cubo a febbraio fino a sfiorare un euro a marzo: un raddoppio in poche settimane. Il gasolio da riscaldamento ha superato 1,75 euro al litro. Nessun vettore energetico è rimasto immune: luce, gas e riscaldamento registrano tutti rialzi significativi.

A quantificare il danno complessivo ci ha pensato Ursula von der Leyen, intervenendo alla plenaria del Parlamento europeo: “Dall’inizio del conflitto i prezzi del gas sono aumentati del 50% e quelli del petrolio del 27%. Tradotto in euro: dieci giorni di guerra sono già costati ai contribuenti europei tre miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili. Questo è il prezzo della nostra dipendenza”. La presidente della Commissione europea ha riconosciuto che gli sforzi di diversificazione energetica dell’Unione stanno dando qualche risultato, ma ha ammesso senza giri di parole che l’Europa non è immune agli shock dei prezzi.

L’allarme più immediato riguarda chi ha sottoscritto contratti energetici a prezzo fisso, una platea ampia, che comprende molti amministratori di condominio. Se i prezzi dovessero continuare a salire, alcuni fornitori potrebbero valutare di attivare la clausola di recesso per eccessiva onerosità sopravvenuta: una norma che consente la risoluzione di un contratto qualora le condizioni di mercato diventino insostenibili a causa di eventi straordinari e imprevedibili. Una guerra, per esempio.

In quel caso, chi oggi si sente al sicuro dietro un prezzo bloccato potrebbe ritrovarsi improvvisamente esposto alle tariffe di mercato, proprio nel momento peggiore.

In attesa che il governo definisca le misure di contrasto al caro energia su cui sta lavorando, qualcosa si può fare già adesso. Sul fronte del riscaldamento, il consiglio degli esperti è di evitare accensioni e spegnimenti frequenti e ad alta intensità, privilegiando invece cicli più lunghi nelle ore pomeridiane e temperature leggermente più basse. Secondo le stime dell’Enea, le buone pratiche di gestione termica possono portare a risparmi fino al 14% sui consumi.

Con l’estate alle porte, vale anche la pena valutare la sostituzione di vecchi impianti di climatizzazione con modelli di classe energetica superiore. Per chi è intenzionato ad avviare lavori di riqualificazione della propria abitazione, restano disponibili le detrazioni fiscali al 50% sulla prima casa e al 36% sulle altre proprietà.

Misure che non compensano uno shock di questa portata, ma che in un momento simile possono fare la differenza tra una bolletta pesante e una insostenibile.