Secondo gli esperti, non è detto che mamma e figlia fossero entrambe l’obiettivo del killer. Intanto le indagini proseguono.
Pietracatella – C’è un veleno da spy story della Guerra Fredda dietro la fine di una madre e della sua bambina, spente a poche ore l’una dall’altra in un borgo del Molise dove tutti si conoscono e nessuno, davvero, sa dire cosa sia successo. Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia Sara Di Vita, appena 15 anni, sono state uccise dalla ricina, una tossina letale e senza antidoto, nei giorni a ridosso del Natale. Nove mesi dopo il killer ha ancora un volto senza nome, e il cerchio degli inquirenti si stringe attorno a chi, in quella casa di Via Risorgimento, è rimasto vivo.
Il dramma matura tra il 23 e il 26 dicembre: è in quei giorni che le due donne ingeriscono la dose fatale, nascosta con ogni probabilità in uno dei circa 70 alimenti finiti sotto sequestro. A restare illesi, in un modo che ancora nessuno sa spiegare, sono il papà Gianni Di Vita e l’altra figlia, Alice. Il loro sangue non ha mai sviluppato anticorpi alla ricina, la prova che con quel veleno non hanno avuto contatto. Eppure l’uomo, in quelle stesse ore, era seduto a tavola con la moglie e la figlia.
La Procura di Larino e la Squadra Mobile di Campobasso hanno archiviato da tempo l’ipotesi dell’intossicazione alimentare e procedono per omicidio volontario premeditato. Sul tavolo ci sono più di 200 testimonianze e 131 reperti spediti al Robert Koch Institut di Berlino, dove i tecnici cercano il “vettore“: il cibo o la bevanda usati per somministrare la tossina. La relazione tedesca, attesa in questi giorni, non è stata depositata. La procuratrice Antonelli ha chiesto una proroga, e non si esclude una nuova dilazione di sei mesi.
Il faro è puntato sui rapporti dentro e attorno alla famiglia. Al centro c’è il legame tra Gianni e Monia, insegnante e amica di vecchia data, già messa davanti a un confronto all’americana per chiarire le incongruenze nei racconti. Da ascoltare anche il marito di lei, un tecnico di laboratorio, dopo i messaggi scambiati con Antonella prima di Natale.
Nella puntata di “Ore 11” dell’8 settembre, Milo Infante ha ricordato che si è pensato “a un vero odio nei confronti di uno dei componenti della famiglia”. La psichiatra Sarah Viola lancia il sospetto più inquietante: “Non è detto che mamma e figlia fossero entrambe il bersaglio del killer, una delle due potrebbe essere una vittima collaterale“. Intanto dalla Questura filtra l’attesa per i primi avvisi di garanzia. Il nome del veleno lo conoscono tutti. Quello di chi lo ha versato, ancora no.