Giallo della ricina, 70 alimenti posti sotto sequestro

In arrivo un team di super esperti dalla Germania per provare a ricostruire la catena dell’avvelenamento.

Campobasso – Si concentra su decine di alimenti sequestrati la nuova fase dell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute durante le festività natalizie a Pietracatella dopo essere state esposte alla ricina, una tossina altamente letale. Gli investigatori stanno ora cercando di individuare con precisione il cibo attraverso cui il veleno sarebbe entrato nell’ambiente domestico della famiglia.

Secondo gli atti notificati alle parti in vista del conferimento dei nuovi incarichi peritali, previsto il 29 giugno a Pavia, il materiale sequestrato comprende circa 70 prodotti alimentari. Si tratta sia di cibi preparati in casa sia di prodotti confezionati, recuperati nei frigoriferi e nei congelatori delle abitazioni della famiglia Di Vita.

I primi 19 reperti erano stati sequestrati il 29 dicembre nell’appartamento di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime. Successivamente, il 7 gennaio, gli investigatori hanno ampliato il campionamento prelevando ulteriori alimenti conservati sia nell’abitazione della famiglia sia nell’appartamento della madre dell’uomo, situato nello stesso stabile. Tutto il materiale è attualmente custodito presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise, dove resterà a disposizione degli esperti incaricati delle analisi.

Intanto, la Procura di Larino ha deciso di rafforzare il fronte investigativo coinvolgendo specialisti tedeschi considerati tra i massimi esperti europei nello studio della ricina. Nel collegio peritale entreranno infatti rappresentanti del Robert Koch Institute e della Bundeskriminalamt, strutture che dispongono di metodologie avanzate per l’identificazione e la tracciabilità delle tossine biologiche.

Gli accertamenti non riguarderanno soltanto gli alimenti. I consulenti dovranno verificare anche eventuali tracce di ricina su oggetti, mobili, indumenti e altri reperti sequestrati nelle abitazioni coinvolte nell’inchiesta. Il punto centrale delle indagini resta capire come la tossina sia stata introdotta nell’ambiente familiare e attraverso quale mezzo abbia raggiunto le vittime. Le nuove analisi scientifiche dovranno chiarire se la ricina fosse presente in uno o più alimenti oppure se sia stata diffusa in altra forma.