GENIO IN ERBA INVENTA LO STENT SALVAVITA

Ha incominciato a studiare materie scientifiche ad appena 15 anni poi la grande intuizione che risolverà i problemi di molti cardiopatici. Una volta prodotto su larga scala lo stent “Bungaro” entrerà ufficialmente nei reparti di cardiochirurgia.

FRAGAGNANO – I pazienti cardiologici che hanno sostenuto un intervento di angioplastica hanno un arma in più per le eventuali recidive: lo stent pericardico auto-espandibile. Un apparato di struttura cilindrica a maglie che viene introdotto in determinati vasi sanguigni per ripristinarne il normale diametro ridottosi per cause patologiche. Il nuovo strumento utilizza il tessuto pericardico del paziente e diverse applicazioni nanotecnologiche. Lo stent è in grado di diminuire in modo rilevante le possibili complicanze post-operatorie della classica angioplastica. Insomma una novità che sta per diventare realtà nelle sale operatorie di tutto il mondo grazie all’intuizione di un grande scienziato, direte voi. Macchè.

Bungaro durante un intervento a cuore aperto con il dottor Fausto Castriota.

La straordinaria scoperta si deve ad un ragazzino di 19 anni (ne aveva meno di 16 quando l’idea gli è balzata in testa), pugliese di Fragagnano, che risponde al nome di Giuseppe Bungaro, già studente al liceo scientifico Del Prete-Falcone, oggi discente di medicina presso dell’università politecnica delle Marche. La sua invenzione ha ottenuto il riconoscimento del prestigioso Contest for Young Scientist dell’Unione Europea per poi vedersi attribuita l’onorificenza di Alfiere della Repubblica per mano del presidente Sergio Mattarella.

Il giovane inventore pugliese premiato dal presidente Mattarella.

La sua splendida e innovativa scoperta, originata da problemi cardiaci personali e da quelli più gravi da cui era afflitta una sua cugina, permetterà a tanti malati di stare meglio e, in qualche caso, di vedersi salva la vita:”…Ho iniziato a informarmi online proprio per capire quello che stava succedendo a mia cugina – racconta Giuseppe – passavo le notti a leggere e mi mettevo sul letto con tantissimi fogli su cui prendevo appunti per quello che è diventato il mio progetto…Durante le mie ricerche mi sono imbattuto nella metodica dell’angioplastica ovvero il futuro della chirurgia interventistica perché fa tutto per via endovascolare. Quindi ho progettato un sistema di protesi che esternamente è composto da tessuto pericardico, all’interno invece da piccole cellette di nanotecnologie in nitilon, una lega di nickel e titanio. La loro temperatura è di 37 gradi dunque permettono alla protesi di autoespandersi. La protesi è biocompatibile e il paziente ha molte meno complicanze post operatorie…”.

Lo stent “Bungaro”.

Una volta messo a punto il progetto il giovane “ricercatore” l’ha espedito al dottor Fausto Castriota, già coordinatore dell’unità operativa di Emodinamica e Cardiologia interventistica al Maria Cecilia hospital di Lecce, oggi responsabile della medesima specialistica all’Humatitas-Gavazzeni di Bergamo. Il cardiologo lo ha subito chiamato per incontrarlo e da allora Giuseppe Bungaro ha iniziato, ufficiosamente, la sua carriera medico-scientifica:”…Ricordo ancora la prima volta in sala operatoria con Castriota – aggiunge il giovane – era il 12 dicembre 2015. Prima ci sono entrato per studiare i tessuti umani poi ho assistito a un intervento a cuore aperto…Ero molto stupito, avevo un sacco di adrenalina dentro proprio perché mi rendevo conto che era una cosa fuori dal normale. Ero elettrizzato per quello che stavo vedendo, mi sono chiesto se alla vista del sangue potevo svenire, ma poi non è successo… Ho dedicato la mia invenzione, regolarmente brevettata, a mio nonno morto nel 2013. Lui puntava molto sulla mia passione per la medicina, e forse sto realizzando il suo sogno. Lo stent porta il mio nome e ne sono orgoglioso e per ora si sta sperimentando in laboratorio…Grazie al mio congegno sono già stato in Polonia e poi a Istanbul dove ho vinto una medaglia d’oro alle Olimpiadi internazionali per i progetti scientifici…”.

Bungaro in laboratorio durante la sperimentazione dello stent.

Bungaro, figlio di un operaio dell’Ilva e di una casalinga, continuerà a studiare per poi diventare cardiologo se non ricercatore come gli auguriamo. Fra gli altri riconoscimenti il giovane inventore ne ha ricevuto un altro davvero prestigioso: consigliere onorario ed ordinario presso la Sessione VI dell’Università di Ferrara. La motivazione la dice lunga:”…Per l’alto senso del dovere e di responsabilità, ai sensi dell’art. 32 della Costituzione e del giuramento di Ippocrate e per i grandi meriti nella ricerca medica, in particolare nell’applicazione del proprio genio nella chirurgia vascolare…”. Una volta prodotto su larga scala lo stent “Bungaro” entrerà ufficialmente nei reparti di cardiochirurgia.

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