Mistero sulla morte di Sadam: due piste e un’ombra inquietante

L’autopsia dovrà chiarire le cause del decesso, mentre prende forma anche l’ipotesi di un possibile legame con il caporalato.

Foggia – La morte di Sadam Houssain apre una serie di interrogativi che, al momento, non hanno ancora una risposta. Il bracciante pakistano aveva 32 anni ed era scomparso il 4 agosto. Per giorni di lui non si è saputo più nulla, fino al ritrovamento del suo corpo, il 22 agosto, nel bagagliaio della sua macchina a Borgo Mezzanone.

A dare l’allarme era stato il fratello Nazim. Aveva provato a mettersi in contatto con Sadam, ma dall’altra parte non arrivava nessuna risposta. Poi la denuncia e quelle settimane passate a cercarlo. Fino a quando, quasi per caso, Nazim si è trovato davanti all’auto del fratello e ha capito che qualcosa non tornava. Ha chiamato i carabinieri.

Il cadavere era in condizioni tali da rendere difficile l’identificazione. Nazim, però, non ha avuto dubbi: l’anello che Sadam portava al dito e altri particolari gli hanno permesso di riconoscerlo. Ora sarà l’esame autoptico a mettere qualche punto fermo sulla vicenda e a stabilire, soprattutto, quando e come sia morto il 32enne.

Le ipotesi sono diverse. Una, riportata da Repubblica, porta verso una possibile morte violenta. Un’altra scenario, invece, non esclude che Sadam possa aver avuto un malore mentre lavorava nei campi e che il suo corpo sia stato successivamente spostato e nascosto. Al momento nessuna delle due piste può essere considerata definitiva.

C’è però un particolare che potrebbe pesare parecchio. Sadam non si limitava a lavorare nei campi: secondo il racconto di un connazionale raccolto da La Stampa, in alcune occasioni utilizzava la propria automobile per accompagnare altri braccianti da Borgo Mezzanone alle campagne del basso Tavoliere. Una sorta di servizio di trasporto improvvisato, legato alle esigenze dei lavoratori agricoli.

Ed è proprio qui che potrebbe esserci il nodo della vicenda. Non si può escludere che, svolgendo quel ruolo, Sadam abbia finito per entrare in contrasto con qualcuno. Magari con un caporale. Una pista ancora tutta da verificare, ma che gli investigatori dovranno necessariamente tenere in considerazione per capire cosa sia successo nelle ore successive alla sua scomparsa.

Nel frattempo la Procura ha aperto un fascicolo per omicidio. Saranno gli accertamenti a dire se dietro la morte del 32enne ci sia davvero una mano criminale oppure se la storia abbia preso una piega diversa.

Sadam era arrivato in Italia quattro anni fa. Aveva ottenuto un permesso di soggiorno per protezione speciale e, come tanti altri lavoratori stranieri, cercava di costruirsi un futuro diverso. Non solo per sé. Anche per la famiglia rimasta in Pakistan.

Per arrivare in Italia, infatti, i suoi familiari avevano messo insieme i soldi necessari per pagargli il viaggio. Un percorso lungo mesi, con un debito da restituire una volta arrivato a destinazione. «Sicuramente doveva presto restituire i soldi che i familiari hanno raccolto per pagargli il viaggio. Un viaggio duro, durato mesi. Ha accettato di tutto pur di risanare il proprio debito», ha detto a La Stampa il sindaco di Manfredonia, Domenico La Marca.

Ora restano una famiglia che aspetta risposte e una vicenda ancora tutta da ricostruire, tassello dopo tassello.