Quasi certo al 100% che il fenomeno duri fino a febbraio. A rischio 162 milioni di bambini e la fame per quasi 50 milioni di persone.
Ginevra – Il gigante del Pacifico si sta risvegliando e promette di essere il più feroce mai visto a memoria d’uomo. El Niño, il fenomeno climatico che ogni pochi anni stravolge piogge e temperature su tutto il pianeta, è ormai “saldamente consolidato” e nei prossimi mesi diventerà “molto intenso”: la probabilità che i suoi effetti si protraggano fino a febbraio 2027 sfiora il 100%. È l’allarme senza precedenti lanciato dall’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM), l’agenzia climatica delle Nazioni Unite, in un aggiornamento che gli stessi esperti definiscono il più netto della loro storia.
“La scienza non lascia spazio a dubbi”, scrive il segretario generale dell’Onu António Guterres. “Il pianeta si trova in acque inesplorate e queste acque si stanno riscaldando. Le temperature continuano a salire e il mondo si trova in una zona di pericolo per gli eventi meteorologici estremi“. Un fenomeno naturale, non provocato dal riscaldamento globale, ma i cui effetti vengono amplificati da un pianeta sempre più caldo.
I numeri raccontano un oceano in ebollizione. Nell’area chiave del Pacifico le acque di superficie sono passate da 1,5 gradi sopra la media di maggio ai 2,6 gradi di metà agosto, mentre in profondità l’anomalia tocca punte di oltre 8 gradi. Una gigantesca riserva di calore che alimenta il mostro.
“El Niño ha il potenziale di infliggere un colpo devastante alle comunità e alle economie di tutto il mondo“, avverte Celeste Saulo, segretaria generale dell’OMM. “Mai prima d’ora, nei 50 anni di storia dell’Organizzazione, abbiamo avviato una mobilitazione di tale portata. Non c’è tempo da perdere”.

“Il più intenso da secoli”
Il Met Office britannico parla dell’evento più forte a memoria d’uomo: “Non avevo mai visto un segnale di El Niño così intenso”, ammette il professor Adam Scaife. Secondo gli scienziati di Berkeley Earth, se il surriscaldamento delle acque dovesse toccare i 4 gradi, potremmo trovarci davanti al più potente El Niño degli ultimi 500 o addirittura 1.000 anni. La conseguenza quasi certa: il 2027 diventerà l’anno più caldo mai registrato, scalzando il 2024.
Tre uragani insieme nel Pacifico
Gli effetti sono già sotto gli occhi di tutti. Nel Pacifico si muovono contemporaneamente tre uragani – Marie, Karina e Lowell, questi ultimi due di categoria 4 – un fenomeno raro che gli scienziati collegano proprio alle acque surriscaldate. “Il riscaldamento causato da El Niño crea le condizioni per queste tempeste”, spiega Julia Cole, climatologa dell’Università del Michigan. Lowell, uragano di grande intensità, avanza minaccioso verso le Hawaii.
Bambini e fame, l’emergenza umanitaria
Ma è sui più deboli che El Niño rischia di abbattersi con la forza maggiore. L’Unicef lancia l’allarme per oltre 162 milioni di bambini dell’Africa orientale e meridionale – due terzi dei minori della regione – minacciati da siccità, caldo estremo e inondazioni in tredici Paesi. Il Programma alimentare mondiale stima che il fenomeno spingerà quasi 50 milioni di persone in più nella fame acuta entro la fine del 2027. Eppure, denuncia l’Unicef, oggi meno dell’1% degli aiuti umanitari è destinato alla prevenzione.
La corsa, come ha detto Guterres, è ormai tra i rischi che crescono e la capacità del mondo di reagire in tempo. E il tempo, avvertono gli esperti, sta per scadere.