Cresce l’allarme social, ma OMS ed esperti smontano la paura: “Le preoccupazioni per la nostra salute sono infondate”.
Un video, poche frasi allarmate e la paura corre di casa in casa: “Hanno cambiato l’acqua del tuo rubinetto e non te l’hanno detto”. È il reel diventato virale su Instagram che in questi giorni sta gettando nel panico migliaia di italiani. Al centro del presunto complotto c’è una parola difficile, la monoclorammina, il disinfettante che da maggio 2026 diverse società idriche hanno introdotto nelle reti dell’acqua potabile. L’accusa, urlata senza mezzi termini, è pesantissima: quella sostanza produrrebbe un veleno “probabile cancerogeno”. Ma a smontare pezzo per pezzo l’allarme sono l’Organizzazione Mondiale della Sanità e gli esperti. E il quadro che emerge è ben diverso da quello dipinto sui social.
Nel filmato che da inizio estate sta facendo il giro dei telefonini una voce concitata parla di una decisione presa “senza informare praticamente nessuno”. La monoclorammina, spiega, altro non è che “cloro più ammoniaca”, e il “piccolo problemino” sarebbe un sottoprodotto dal nome impronunciabile, l’NDMA, la N-nitrosodimetilammina, effettivamente classificata come “probabile cancerogeno”. ”Il probabile io lo toglierei”, scandisce l’autrice del video, cavalcando la paura. Un messaggio semplice, diretto, perfetto per essere condiviso migliaia di volte.
Peccato che, come confermano le fonti scientifiche, non ci sia alcun mistero e nessun complotto. La monoclorammina non è affatto una novità calata dall’alto di nascosto: è un disinfettante impiegato in tutto il mondo da circa un secolo e utilizzato in Italia già da diversi anni. Non solo. Secondo le stesse linee guida dell’OMS questa sostanza è particolarmente indicata per ridurre i sottoprodotti pericolosi della disinfezione, come i trialometani. In parole povere: dove arriva la monoclorammina, l’acqua diventa più sicura, non meno.
Le operazioni, poi, sono state tutt’altro che segrete. L’11 maggio 2026 la società idrica friulana CAFC l’ha introdotta in undici comuni della provincia di Udine. Il Gruppo CAP, che serve l’area metropolitana di Milano, sperimenta la sostanza addirittura dal 2020. E in Emilia-Romagna il gestore HERA l’ha adottata già nel dicembre 2023. Tutti passaggi pubblici, tracciabili e documentati.
Ma il nodo vero è uno solo: quel disinfettante fa venire il cancro? La risposta degli esperti è netta: no. È vero che la monoclorammina, restando attiva più a lungo del cloro tradizionale, può in certe condizioni formare NDMA lungo le tubature. Ed è vero che l’NDMA è considerato “probabilmente cancerogeno”. Ma il punto che il video dimentica è che nell’acqua del rubinetto non se ne trovano mai quantità capaci di mettere a rischio la salute. L’OMS è chiara: gli studi che collegano l’NDMA ai tumori riguardano l’assunzione con il cibo, non l’acqua potabile, e “nessuno di essi può essere utilizzato per ricavare un rischio quantitativo di cancro”.
A mettere un punto è il professor Pellegrino Conte, ordinario di Chimica agraria all’Università di Palermo, che al sito Open non usa giri di parole:
“Le preoccupazioni per la nostra salute sono infondate. La monoclorammina si usa dagli inizi del ‘900. È l’equivalente dell’ipoclorito di sodio col vantaggio di essere meno ossidante e portare a un numero di sottoprodotti di gran lunga inferiore e meno problematici”.
L’unico caso in cui serve davvero attenzione, precisa lo scienziato, riguarda i pazienti sottoposti a dialisi, che seguono però protocolli specifici e ben noti. Per tutti gli altri, aprire il rubinetto e bere resta un gesto sicuro.
Alla fine la storia è sempre la stessa: un video prende un normale processo di gestione delle reti idriche, lo tira fuori dal suo contesto e lo trasforma in un allarme ingiustificato che semina paura. La verità, molto meno virale ma molto più rassicurante, è che quella sostanza serve proprio a rendere l’acqua che beviamo ogni giorno più pulita e più sicura.