Uno studio dell’Università di Torino rivela come la comparsa di fiori ad alta quota indichi stress ecologico e perdita di biodiversità.
Dillo con un fiore è un’espressione idiomatica con cui si vuole comunicare il suo linguaggio, un modo simbolico di esprimere emozioni e sentimenti attraverso la loro scelta specifica. Ogni fiore, con il suo colore, forma e profumo, può esprimere un significato particolare, permettendo di trasmettere messaggi senza l’uso delle parole. Un fiore può essere, quindi, sintomatico dei vari sentimenti dell’animo umano: amore, amicizia, gelosia, affetto, ricordi. Ma questo non vale sempre.

Ad esempio la comparsa in alta montagna di fiori, secondo gli esperti, è testimonianza di stress ecologico dovuto ai cambiamenti climatici. Questo stato di malessere altera gli ambienti, la biodiversità, l’acqua e i suoli. L’Università di Torino, in uno studio, ha evidenziato il fenomeno. Facendo più caldo in alta quota i ghiacciai tendono a ritirarsi e a diminuire la neve. Il suolo in queste condizioni si riscalda di più e per questi motivi le montagne diventano più fragili.
Le piante hanno una grande capacità di adattamento, ma quelle a bassa quota sono costrette ad…emigrare al Nord e, essendo più grandi, assorbono più luce e risorse rispetto a quelle in loco. Questo fenomeno innesca un meccanismo di diminuzione della biodiversità. I ghiacciai oggetti di studio sono stati il Lauson nella valle di Cogne e Lavassey di Rhemes in Val d’Aosta, dove alcune piante si sono spostate con una velocità 45 volte superiore al passato, al momento non a scapito di quelle del luogo. Non si sa con certezza fino a quando durerà questo processo, con molta probabilità nel lungo periodo si assisterà alla dipartita di piante autoctone. In montagna, i ghiacciai sono importantissimi per l’acqua che donano ai cittadini per autoconsumo, agricoltura e energia.

Dal 2000 a oggi abbiamo perso ogni anno, solo nei ghiacciai continentali – esclusi quelli Artico e Antartide – 273 miliardi di tonnellate di acqua, provocando l’aumento del livello del mare. Il pericolo è costituito da inondazioni repentine o fiumi di fango provocando disagi alle comunità a valle.
Nel lungo periodo, la scomparsa dei ghiacciai comporterà un calo dell’acqua dolce, con difficoltà alimentare nelle aree più riarse. Le montagne, col loro aspetto mastodontico e imperioso, danno la sensazione di essere indistruttibili e resilienti. Ed invece manifestano la loro fragilità, proprio come un gigante d’argilla. Infatti, il suo ecosistema esprime molta sensibilità nei confronti dei cambiamenti climatici. Il suolo deteriorato dalla scomparsa dei ghiacciai, i fiocchi di neve che non amano più poggiarsi, come una volta, su quelle zone, determinano anche un calo della materia organica dei cicli dei nutrienti. Sono i percorsi attraverso i quali gli elementi chimici essenziali per la vita, come carbonio, azoto, fosforo e acqua, si muovono tra gli organismi viventi (componente biotica) e l’ambiente fisico (componente abiotica).
Questi cicli assicurano che le risorse necessarie per la vita siano disponibili in modo continuo ed efficiente, evitando che si esauriscano. Quindi è comprensibile il rischio che si corre se il fenomeno continuasse il suo percorso terrificante. Generalmente la vegetazione è importante per la prevenzione dell’azione disgregatrice e asportatrice del suolo. Però l’irruzione di nuove specie può provocare la modifica dell’introduzione di carbonio dalla materia organica. Questo processo ne diminuisce la sua stabilità e incrementa l’emissione di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera. La protezione di questi ecosistemi, significa tutelare l’ambiente e la vita.