La petroliera Rong Lin Wan sta trasportando l’ultimo carico di cherosene dal Golfo. Allarme delle compagnie: “Da fine aprile scorte dimezzate, migliaia di viaggi a rischio”.
Mentre la petroliera gigante Rong Lin Wan costeggia l’Africa occidentale diretta a Rotterdam, il comparto aereo europeo osserva con apprensione il tracciato radar. Secondo le rilevazioni di Marine Traffic, la nave battente bandiera di Singapore, partita dal Kuwait il 26 febbraio, sarà l’ultima a consegnare cherosene dal Golfo Persico prima del blocco totale dello Stretto di Hormuz imposto dall’Iran. Una volta esaurito questo carico, previsto in arrivo per il 9 aprile, il rubinetto del Medio Oriente verso i cieli europei si chiuderà a tempo indeterminato.
La situazione sta spingendo i vertici delle principali aviolinee a elaborare piani di emergenza. “Secondo le nostre proiezioni, da fine aprile ci ritroveremo con la metà del cherosene a disposizione in Europa“, ha spiegato a Il Corriere della Sera il responsabile operativo di un grande vettore. Il ricorso alle scorte strategiche e il rinvio della manutenzione delle raffinerie potrebbero garantire un’autonomia di sole 3-5 settimane: un margine troppo sottile per evitare la messa a terra dei velivoli.
L’Europa al bivio energetico
Il conflitto tra l’asse Usa/Israele e l’Iran ha colpito il punto più vulnerabile della logistica aeronautica continentale. Sebbene l’Europa non dipenda dal Golfo per il greggio, circa la metà del carburante per aerei (jet fuel) consumato negli scali europei proviene proprio dalle raffinerie dell’area di Hormuz.
- Il divario italiano: nel 2025 l’Italia ha prodotto 674 mila barili al giorno a fronte di un consumo di 1,3 milioni, importando circa la metà del fabbisogno.
- Dipendenze critiche: altri Paesi sono in condizioni peggiori. La Polonia, ad esmpio, importa il 97% del cherosene, la Grecia l’82%, Spagna e Portogallo il 70%.
- Fornitori alternativi: Stati Uniti e Africa occidentale non bastano a colmare il vuoto, mentre le petroliere indiane e asiatiche stanno deviando verso oriente, attratte dai maggiori margini di guadagno nei mercati di Singapore e della Cina.
Scenari e cancellazioni: l’incognita estate
Il rischio concreto è una paralisi del traffico durante il picco della stagione estiva. Michael O’Leary, CEO di Ryanair, ha avvertito che se il blocco dovesse persistere oltre aprile, tra il 10% e il 25% delle forniture potrebbe mancare tra maggio e giugno. Lufthansa ipotizza già il fermo preventivo di circa 40 aerei, mentre altre compagnie valutano il taglio dei collegamenti a lungo raggio o sulle rotte ad alta frequenza.
A pesare non è solo la carenza fisica di prodotto, ma anche l’impennata dei prezzi: una tonnellata di cherosene ha sfiorato i 1.800 dollari, raddoppiando il prezzo di fine febbraio. L’aumento del “crack spread” (il margine di raffinazione) sta erodendo i profitti dei vettori, non essendo coperto dai consueti contratti di acquisto anticipato sul greggio.
La replica degli aeroporti
Nonostante l’allarme dei vettori, Olivier Jankovec, direttore generale di Aci Europe, prova a gettare acqua sul fuoco: “L’86% degli scali segnala scorte in linea o superiori alla norma. Non ci sono indicazioni di un rischio immediato di carenza sistemica”. Tuttavia, l’associazione invita alla cautela, sottolineando la necessità di una mappatura urgente delle capacità produttive europee per evitare che il “modello operativo” del trasporto aereo collassi proprio alla vigilia delle vacanze estive. Se Hormuz non riaprirà entro la fine di aprile, la riduzione dei voli – specialmente verso le isole e le mete turistiche – diventerà una necessità matematica inevitabile.