Conto alla rovescia a causa della voracità umana

Le civiltà scompaiono non per eventi estremi ed eccezionali, ma per comportamenti esagerati. L’uomo dissipa le risorse più di quanto produce.

E’ la voracità la causa principale dell’autodistruzione umana. Da quando l’essere umano ha deciso di mettere piede sulla terra (nessuno glielo aveva chiesto) si è distinto per una peculiarità: rompere le scatole al prossimo. La sua storia è costellata di prepotenze, angherie, prevaricazioni, fino alla guerra, per imporre il proprio dominio e per sete spasmodica di potere.

Disposto ad annientare chicchessia pur di portare a termine i suoi piani. Una volta gli eserciti rivali si sfidavano a campo aperto anche se poi non erano rare le razzie dei vincitori sulle popolazioni inermi. Con l’avvento delle armi nucleari ci si è dotati di un ulteriore possibilità: distruggere l’uomo. Tuttavia l’apocalisse nucleare non è nemmeno lo scenario più catastrofico. Almeno secondo quando sostiene il Centro di Astrobiología (CAB) di Madrid, Spagna. Si tratta del primo istituto al mondo dedicato esclusivamente all’astrobiologia ed è associato al NASA Astrobiology Institute.

E’ una struttura multidisciplinare dove astrofisici, biologi, chimici, geologi e ingegneri studiano l’origine della vita, l’evoluzione dell’universo e i possibili ambienti abitabili su altri pianeti. Ora, secondo un modello ideato da questo Centro, sono stati prospettati dieci scenari per l’umanità nei prossimi 1000 anni, tenendo conto di varie variabili tra cui il consumo di risorse e la vulnerabilità politico-istituzionale. Ebbene le conclusioni dei ricercatori non lasciano scampo.

Le civiltà scompaiono non per eventi estremi ed eccezionali, ma per comportamenti esagerati. Innanzitutto dissipano le risorse più di quanto producono. E’ un processo lento ma continuo ed incessante fino a quando il sistema si esaurisce per autoconsunzione, spegnendosi. Prospettive meno cruente non sembrano all’orizzonte. Non perché siano teoricamente impossibili ma perchè, allo stato attuale, non più praticabili.

L’uomo è l’unico responsabile della distruzione del pianeta

Un modello alternativo dovrebbe basarsi su 3 condizioni che, in pratica, non esistono: 1) post-scarsità; 2) cooperazione globale; 3) eliminazione delle possibili catastrofi mondiali. La prima è un ipotetico scenario socio-economico in cui beni, servizi e informazioni sono così abbondanti ed economici da risultare quasi illimitati. In questo modello la tecnologia automatizzata e il riciclo riducono al minimo il lavoro umano necessario, rendendo le risorse accessibili a tutti gratuitamente o a prezzi irrisori.

Più che un’utopia un’autentica chimera. La seconda, nemmeno a parlarne, visto che a prevalere sono l’antagonismo e l’ostruzionismo tra Stati. La terza “idem con patate”, visto che è l’uomo stesso la causa principale delle catastrofi, basta ricordare tutti i danni ambientali provocati grazie al suo intervento. Secondo gli autori, una civiltà scompare o può rinascere se sa riformarsi e riorganizzarsi.

Altrimenti il baratro è dietro l’angolo. D’altronde già in “Anatomia della distruttività umana” pubblicata nel 1973 a cura di Erich Fromm, le pulsioni mirate a controllare, sottomettere, torturare, il sadismo, la necrofilia, la guerra e le molteplici sembianze in cui si manifestano le tendenze distruttive dell’uomo, furono analizzati con rigore.

Sono passati oltre 50 anni e la situazione è peggiorata, rendendo cupo qualsiasi orizzonte.