Le vacanze scolastiche più lunghe d’Europa, i centri estivi costosi e pochi nonni disponibili spingono le famiglie italiane a ricorrere ai congedi parentali.
In estate le richieste per i congedi familiari aumentano a dismisura! Estate, sapore di mare e di vacanze. Per chi ha agognato le ferie intensamente, l’estate appare sinonimo di libertà, relax e nuove esperienze. È il periodo ideale per staccare dalla routine, esplorare luoghi diversi, godersi il sole e il mare, e creare ricordi indimenticabili con amici e familiari. Ma questa è un’aspirazione idilliaca, che, spesso non si realizza, per una serie di concause.
Nel nostro Paese le vacanze per gli studenti durano tre mesi e questo crea una serie di problemi ai genitori. Gli oratori non sempre restano aperti nel periodo. Così come i centri estivi, a volte inaccessibili perché troppo costosi. Inoltre sono pochi coloro che hanno una famiglia allargata, nonni, zii e parentado vario, a cui rivolgersi. Succede, quindi, che i genitori si trovano costretti ad allungare il periodo di riposo dal lavoro con le richieste dei congedi parentali, che, infatti, sono aumentati in maniera esponenziale.
Secondo la legislazione è un periodo di astensione dal lavoro, facoltativo, che i genitori possono godere per la cura dei propri figli nei primi anni di vita. E’ un diritto che può essere fruito da entrambi i genitori, sia in modo continuativo che frazionato, fino al compimento del dodicesimo anno di età del bambino. Durante questo periodo, i genitori possono ricevere un’indennità economica, anche se di solito è inferiore alla normale retribuzione.

Questo fenomeno è stato l’oggetto di studio del report dall’eloquente titolo “Donne, lavoro e sfide demografiche”. Modelli e strategie a sostegno dell’occupazione femminile e della genitorialità” curato dalla Fondazione Gi Group (un ente che studio il Lavoro Sostenibile) e Valore D (la prima associazione nazionale di imprese che promuove l’equilibrio di genere e una cultura inclusiva).
E’ emerso che da giugno in poi le richieste di congedi sono schizzate in alto, anche a causa delle vacanze scolastiche, 12 settimane, le più lunghe in Europa insieme a Irlanda, Malta e Grecia. Negli altri Paesi le vacanze estive per gli studenti sono distribuite durante tutto l’anno. Quindi i genitori italiani sono costretti a scegliere i congedi parentali, di cui due mesi facoltativi sono retribuiti all’80%, mentre gli obbligatori con retribuzione intera sono cinque per le mamme. Risultano essere inferiori se confrontati con Paesi quali Svezia, Francia, Spagna, Germania, Olanda. In questi Paesi, ognuno con le proprie diversità, i congedi parentali sono ben pagati e sono utilizzabili dalla nascita del bambino alla scuola dell’obbligo. Inoltre i posti negli asili nido sono numerosi con orari fino a tarda sera.

Poi ci sono vantaggi fiscali per le famiglie con figli. Nel Belpaese, invece, le famiglie sono lasciate sole dalle istituzioni e si devono arrangiare. Inoltre gli anni passano e i nonni, quelli rimasti, non durano in eterno, anche perché diventando genitori in tarda età, la nonnitudine o è già passata a miglior vita o, se è sopravvissuta, è decrepita. Poi esistono casi complicati con la presenza in famiglia di bambini e genitori bisognosi di cure, che pesano sulle spalle delle donne, quasi sempre. Anche se, negli ultimi tempi, sono cresciute le richieste di congedi parentali da parte dei papà.
Il vero punto critico è l’assenza di servizi che supportano la natalità e l’occupazione. Le grandi aziende si stanno adoperando per offrire benefici ai dipendenti, sotto forma di rimborsi per i centri estivi, smart working supplementare o di poter portare al lavoro i figli. Le piccole imprese, invece, stanno puntando sulla flessibilità oraria. Qualcosa si sta muovendo, ma il percorso è ancora irto di ostacoli. Soprattutto, perché scardinare la resistenza di certi modelli culturali è un’impresa titanica!