Cinquantadue ettari di risaie sacrificati al maxi fotovoltaico: la rivolta di Parona

La minoranza “Insieme per Parona” porta in Provincia le sue osservazioni contro l’impianto agrivoltaico da 26 MW: “Pannelli troppo bassi per i trattori e al paese nemmeno un chilowatt”.

Parona (Pavia) – Cinquantadue ettari di terreno agricolo di altissima qualità inghiottiti da una distesa di pannelli solari, in cambio di zero benefici per la comunità locale e di un impianto che, nei fatti, di “agrivoltaico” ha ben poco. Il territorio della Lomellina torna a fare muro contro la speculazione energetica selvaggia. A suonare la carica è il gruppo consiliare di minoranza “Insieme per Parona”, guidato dal capogruppo Renato Soffritti, che ha depositato formalmente in Provincia le proprie osservazioni al procedimento PAUR (Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale) relativo al maxi-impianto da 26,349 MW promosso dalla società FV PARONA S.R.L. (gruppo FRI-EL GEO S.r.l.).

Un progetto mastodontico, suddiviso in tre comparti tra i comuni di Parona e Mortara (i campi 1, 2 e 3), che prevede l’installazione di ben 1.729 tracker monoassiali e la costruzione di una nuova stazione elettrica a 132 kV per convogliare l’energia direttamente sulla rete nazionale di Terna, lasciando sul territorio solo le briciole. Sono cinque i nodi cruciali sollevati nell’atto d’opposizione, che smontano pezzo per pezzo la narrazione “green” dell’intervento.

Atto di Osservazioni e Rilievi Tecnico-Giuridici sottoscritto

Il nodo dei trattori

Il punto più concreto riguarda i mezzi agricoli. Secondo la minoranza, quando i pannelli si inclinano al massimo, al mattino presto e nel tardo pomeriggio, il bordo inferiore arriva ad appena 1,60 metri da terra. Tra un palo e l’altro restano circa 5 metri liberi. “I classici trattori e macchinari da riso e fieno della Lomellina riescono davvero a passare e lavorare in sicurezza?”, si chiede Soffritti.

Secondo il gruppo, la stessa relazione agronomica allegata al progetto riconosce che riso, mais e foraggi tradizionali non potranno essere coltivati sotto i pannelli. Lì sono previsti piante officinali e prati per le api. I foraggi verrebbero spostati sulle strisce di terreno fuori dalle recinzioni. Per la minoranza è “una centrale elettrica a terra mascherata da officinale”, costruita su terreni di Classe II ERSAF, cioè tra i più fertili della pianura lombarda.

“Agrivoltaico” o fotovoltaico normale?

C’è poi una questione tecnica che può pesare molto sull’autorizzazione. Secondo le osservazioni, le linee guida del Ministero fissano a 2,10 metri l’altezza minima dei pannelli perché un impianto possa dirsi “agrivoltaico avanzato”. Con 1,60 metri, sostiene la minoranza, quello di Parona sarebbe a tutti gli effetti un fotovoltaico a terra tradizionale. In quel caso non potrebbe contare sulle semplificazioni previste per le aree agricole e sarebbe soggetto a vincoli molto più severi.

Canali e acqua

Nella partita entra anche il Consorzio Est Sesia, che gestisce i canali irrigui della zona. Nel suo parere, citato nelle osservazioni, il Consorzio segnala che le tavole del progetto non indicano con precisione le distanze tra recinzioni, pali, cavi interrati e canali. Segnala anche errori nel tracciato dei cavidotti rispetto ai colatori e ricorda che i contributi di bonifica andranno pagati comunque. Anche Terna, nella sua nota, subordina il via libera definitivo alla nuova stazione elettrica al completamento delle verifiche tecniche.

“E a Parona cosa resta?”

Infine c’è la questione più politica. Tutta l’energia prodotta finirà nella rete nazionale e, secondo la minoranza, al territorio resterebbe solo il lavoro temporaneo legato al cantiere. “Il nostro paese dà già tanto in termini di impatto e servitù energetiche – scrive Soffritti, citando il termovalorizzatore A2A e gli impianti Terna – Non possiamo accettare che vengano occupati altri 52 ettari senza che ai cittadini di Parona arrivi un solo chilowattora o uno sconto in bolletta“. La proposta è una Comunità Energetica Rinnovabile comunale: una quota gratuita dell’energia prodotta servirebbe a ridurre le bollette di famiglie, scuole e uffici pubblici.

La lettera al Comune

In una lettera al sindaco, all’assessore Lorena e alla Consulta, la minoranza tende la mano alla maggioranza. “Sappiamo bene che il Comune e la Consulta hanno strumenti e possibilità che noi da soli non abbiamo”, scrive Soffritti. Il gruppo chiede all’amministrazione di incaricare un agronomo, un esperto di diritto ambientale e un ingegnere idraulico. Le loro perizie servirebbero a far valere queste obiezioni nella Conferenza di Servizi, il tavolo dove tutti gli enti coinvolti si esprimeranno sul progetto. Tra le verifiche richieste c’è anche quella sul perché l’azienda abbia scelto terreni agricoli di pregio e non aree industriali dismesse, tetti di capannoni o terreni degradati, come la legge impone di valutare.

La palla passa alla Provincia

La palla passa ora alla Provincia di Pavia e alla Conferenza di Servizi. La richiesta del gruppo “Insieme per Parona” è netta: rigettare l’istanza di PAUR per palese difetto dei requisiti di sostenibilità e incompatibilità con il suolo di Classe II, oppure, in via subordinata, imporre una radicale marcia indietro al proponente. La Lomellina non ci sta a fare da bancomat energetico per le multinazionali del fotovoltaico. La battaglia istituzionale e legale è appena iniziata.