Chi prende l’iniziativa?

Con l’avvento di internet gli approcci fra i due sessi sembrerebbero più semplici ma i giovani preferiscono conoscersi al bar o in libreria. Il primo passo spetta all’uomo.

La Generazione Z teme il primo incontro in una relazione. Una volta, quando internet era ancora nell’iperuranio, quella zona “al di là del cielo” dove, secondo Platone, il filosofo dell’antica Grecia, risiedevano le idee, le relazioni tra persone, soprattutto quelle sentimentali, erano determinate dalle casualità. Oggi, al contrario, almeno tra la Generazione Z, i nati nella seconda metà degli anni ’90 del secolo scorso e il primo decennio del 2000, ci si incontra solo dopo aver stabilito un contatto digitale, tramite appositi siti.

E’ quanto ha sostenuto oltre il 50% dei ragazzi, in una ricerca condotta dal “Pew Research Center”, un centro studi statunitense che effettua analisi su problemi sociali, opinione pubblica, andamenti demografici degli USA ed il mondo in generale. L’incontro deciso dal fato in qualsiasi luogo pubblico non è nelle loro corde, perché considerato intrusivo, non sono preparati alle sorprese, all’imprevisto. Inoltre pur essendo consapevoli dell’importanza della loro salute mentale temono molto il rifiuto.

Da questo punto di vista l’app diventa uno scudo di difesa, perché consente una conoscenza preventiva, anche se superficiale. Come se si sentissero più adeguati all’interazione. Questo tipo di sondaggi, tuttavia, durano “l’espace d’un matin”, nel senso che ciò che appare vero oggi, viene sconfessato domani.

Un sondaggio di DatingAdvice (un’app che permette alle donne di recensire i maschi ai quali sono interessate o che stanno frequentando) e del Kinsey Institute (un centro di ricerca statunitense che promuove la ricerca interdisciplinare nel campo della sessualità umana, del genere e della riproduzione) ha evidenziato, di contro, che il 90,24% del campione di giovani intervistato ha dichiarato di preferire l’incontro con un’altra persona fuori dal contesto digitale, alle feste, parchi, in metro, librerie. In un certo senso si è alla ricerca di un’atmosfera protettiva e non programmata.

Mica potevano mancare le ipotesi del comportamento giovanile durante l’anno appena arrivato? Certo che no! Ed ecco pronto il rapporto a cura di Hinge Gen Z D.A.T.E., l’unica app di incontri che invia un sondaggio sulla soddisfazione agli utenti. E’ stato rivelato un profondo squilibrio comunicativo. Sebbene la maggioranza della Gen Z desideri relazioni lunghe, è anche la più timorosa di andare oltre l’approccio.

Inoltre il 49% del sesso femminile è convinta che il “proverbiale” primo passo debba essere compito maschile, un retaggio duro a morire della cultura tradizionale. Il 48% degli uomini sta sulle sue per la paura di essere invadente. E’ come il cane che si more la coda, non se ne esce. Lasciare spazio alla spontaneità no? I due partner desiderano lo stesso obiettivo: conoscersi, ma nessuno compie la prima mossa.

Meglio l’approccio in un pub che in rete

Gli studiosi che hanno effettuato la ricerca ritengono che questa situazione di stallo è esasperata dai “postumi della vulnerabilità”. Più della metà del campione intervistato è stato del parere di essersi sentito messo “a nudo emotivamente” dopo aver esternato qualche confidenza. Il malessere percepito è un meccanismo interiore, fa parte di sé stessi. Tanto è vero che solo il 19% manifesta imbarazzo quando è l’altra persona a mostrare fragilità.

Si cerca la spontaneità in entrambi, ma entrambi sono terrorizzati dall’evidenziarla. Quando sorge un nuovo anno ci sono tante aspettative. Per il tema trattato ci si augura di attuare la teoria del “Cringe Mode“, il fenomeno del suscitare imbarazzo e, in particolare, scene, immagini e comportamenti che causano tale sensazione.

Con molta probabilità ci si potrà sentire impacciati, ma è proprio il lasciarsi andare attraverso la propria goffaggine che emerge l’umanità di ciascuno e la capacità di sedurre l’altro o l’altra.