Arrestato un 49enne mentre cercava di rubare 50 euro con una placca metallica infilata nello sportello. Aveva già colpito almeno altre due volte.
Roma – C’è una nuova insidia in agguato allo sportello del bancomat, e stavolta non è necessario clonare la carta né spiare il codice segreto. Basta una sottile placca metallica infilata nella fessura dell’erogatore per trasformare un banale prelievo in un furto consumato sotto gli occhi ignari della vittima. Si chiama “cash trapping”, letteralmente “intrappolamento del denaro”, ed è la tecnica con cui i malviventi bloccano le banconote in uscita per poi tornare a raccoglierle appena il cliente, convinto di un semplice guasto, si è allontanato.
L’ultimo colpo è stato sventato il 2 settembre a Cesano, periferia nord della Capitale, in via Marino Dalmonte. Qui i carabinieri della Stazione Roma La Storta hanno arrestato un 49enne romano, sorpreso mentre tentava di impossessarsi di 50 euro appena prelevati da un cliente dell’istituto di credito. L’accusa è di tentato furto aggravato. Gli accertamenti lo hanno poi collegato ad altri due episodi analoghi messi a segno di recente nella stessa zona: per questi è stato denunciato. Ora si trova agli arresti domiciliari, in attesa del rito direttissimo.
Il meccanismo è tanto rudimentale quanto efficace. L’utente inserisce la carta, digita il PIN e chiede la somma. La transazione va a buon fine, il conto viene addebitato, ma dalla fessura non esce nulla. Il motivo? Nell’erogatore è stata inserita una linguetta adesiva o una barretta metallica che trattiene fisicamente le banconote. Il malcapitato pensa a un guasto tecnico, se ne va spazientito, e pochi minuti dopo il truffatore torna sul posto per recuperare il malloppo incastrato.
Per non cadere nella trappola bastano pochi accorgimenti. Prima di prelevare conviene controllare che nella fessura dell’erogatore non ci siano oggetti sospetti, barre o placche fuori posto. E se il denaro non esce ma il conto risulta comunque scalato, la regola d’oro è una sola: non allontanarsi dallo sportello e chiamare subito la banca o le forze dell’ordine.
Non è una novità assoluta. La Polizia Postale monitora il fenomeno da anni: nel 2023 quattro uffici postali di Chieti finirono nel mirino, mentre nel 2024 un mandato d’arresto europeo portò dietro le sbarre un romeno ritenuto responsabile di 23 colpi in tutta Italia. E proprio a Roma, pochi giorni prima dell’arresto di Cesano, una manomissione a un ATM di Tor di Quinto è degenerata in rapina: un cliente si è accorto della fessura ostruita ed è stato minacciato con un paio di forbici da una coppia, poi fermata dai Carabinieri.
Un ritorno al passato che suona come un paradosso nell’era dei pagamenti digitali: mentre il contante arretra, restano in piedi frodi elementari, quasi artigianali, ma capaci di svuotarti il portafoglio nel tempo di un prelievo.