Cadaveri nei piloni dell’autostrada, l’ombra dei desaparecidos di mafia

Le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia riaprono il dossier sulle sparizioni degli anni Settanta e sulle possibili sepolture nelle grandi infrastrutture siciliane.

Palermo – Sotto un tratto dell’autostrada A29 Palermo-Catania, tra il capoluogo e Villabate, potrebbero giacere decine di cadaveri. Vittime della guerra di mafia degli anni Settanta sepolte nei piloni di cemento armato mentre l’infrastruttura veniva costruita. A rivelarlo è stato Gaetano Grado, ex uomo d’onore affiliato al clan del boss Stefano Bontade, diventato collaboratore di giustizia nel settembre 1999. Una collaborazione tenuta segreta fino a poco tempo fa, quando le sue dichiarazioni sono state depositate nel processo denominato Tempesta.

Deponendo in videoconferenza dall’aula bunker dell’Ucciardone, Grado ha raccontato i retroscena di quattro omicidi commessi agli inizi degli anni Settanta, periodo in cui Cosa Nostra si stava trasformando in holding internazionale del crimine. “Molte vittime di mafia vennero sepolte sotto il tratto iniziale dell’autostrada”, ha dichiarato il pentito confermando quanto già rivelato anni prima da Francesco Marino Mannoia, altro storico collaboratore di giustizia.

Il neo collaboratore conosce molti segreti delle cosche palermitane accumulati in decenni di militanza nella famiglia di Bontade, una delle più potenti di Palermo prima della mattanza della seconda guerra di mafia. Tra questi segreti c’è anche il misterioso ritorno in Sicilia di Totuccio Contorno nel maggio 1989, quando il pentito venne arrestato dalla polizia a Santa Flavia in compagnia proprio di Gaetano Grado.

Ma è la rivelazione sul cimitero autostradale a riaprire uno scenario inquietante che riguarda l’intera Sicilia. Gli anni Settanta furono anni di grande violenza mafiosa e contemporaneamente di boom edilizio e infrastrutturale. Si costruivano autostrade, ponti, viadotti, quartieri interi. E in molti di quei cantieri Cosa Nostra aveva messo le mani, attraverso imprese colluse, appalti truccati, controllo del territorio. Accesso illimitato ai cantieri significava anche possibilità di utilizzarli come fosse comuni.

La tecnica della betoniera o del pilone di cemento armato rappresenta il metodo perfetto per far sparire un cadavere. Il corpo viene gettato nel calcestruzzo fresco, mescolato, inglobato nella struttura che poi diventerà fondamenta, pilastro, soletta. Niente corpo, niente prova, niente indagini. Un omicidio perfetto dal punto di vista investigativo. E soprattutto un corpo che non verrà mai più ritrovato perché demolire un’autostrada per cercarlo è impossibile.

Francesco Marino Mannoia, pentito storico della famiglia di Bontade, aveva già parlato di questa pratica anni fa. Le sue dichiarazioni però non avevano mai trovato riscontri concreti che permettessero di aprire indagini specifiche. La conferma di Grado, che militava nello stesso clan e ha vissuto quegli anni da protagonista, rilancia il tema con forza. Due pentiti diversi, in epoche diverse, raccontano la stessa storia: sotto l’autostrada ci sono cadaveri.

Quanti? Impossibile saperlo con certezza. Gli anni Settanta videro centinaia di omicidi di mafia in Sicilia. Molti furono plateali, esecuzioni pubbliche che servivano da monito. Altri invece furono silenziosi, sparizioni improvvise di persone che non fecero più ritorno a casa. Piccoli mafiosi che avevano tradito, trafficanti che avevano rubato, testimoni scomodi, affiliati che sapevano troppo. Non tutti finivano sulle prime pagine dei giornali. Alcuni sparivano semplicemente nel nulla.

Il tratto iniziale della A29 tra Palermo e Villabate venne costruito proprio in quegli anni. Cantieri enormi, movimenti di terra, colate di cemento, piloni che spuntavano uno dopo l’altro sostenendo il nastro d’asfalto che avrebbe collegato il capoluogo alla Sicilia orientale. In quei cantieri lavoravano maestranze controllate dai clan, imprese che rispondevano ai boss, capisquadra che erano uomini d’onore. Far sparire un corpo durante una colata notturna era questione di pochi minuti.

Ma l’A29 potrebbe non essere l’unica infrastruttura siciliana che nasconde cadaveri. Se la tecnica funzionava lì, probabilmente è stata utilizzata anche altrove. L’autostrada Palermo-Messina, la Catania-Siracusa, i viadotti della Palermo-Agrigento: ovunque si costruiva negli anni in cui la mafia era al massimo della sua potenza, c’era il rischio che qualche pilone diventasse tomba.

Anche i palazzi costruiti in quegli anni nei quartieri popolari di Palermo potrebbero nascondere segreti. Lo Zen, Brancaccio, Borgo Nuovo: interi quartieri eretti in fretta negli anni del sacco edilizio, con appalti controllati da Cosa Nostra, maestranze affiliate, cemento fornito da imprese mafiose.

Le dichiarazioni di Grado sui quattro omicidi degli anni Settanta potrebbero essere solo la punta dell’iceberg. Il pentito conosce molti segreti di Cosa Nostra.

Sotto l’asfalto che migliaia di automobilisti percorrono ogni giorno ignari, potrebbero giacere vittime dimenticate della storia mafiosa siciliana. Persone trasformate in polvere e calcestruzzo, diventate parte dell’infrastruttura che doveva portare progresso e invece nasconde morte.