Bruxelles vieta le confezioni d’acqua: le bottiglie si compreranno sfuse

Nel mirino il manico di plastica. La sostenibilità ambientale, a quanto pare, comincia dal mal di schiena del consumatore.

Dopo il capolavoro ingegneristico dei tappi di plastica attaccati alla bottiglia – quelli progettati appositamente per accecarti l’occhio sinistro mentre tenti di bere –, l’Unione Europea ha finalmente individuato il vero, grande nemico della pace nel mondo, dell’economia circolare e del destino dell’umanità. No, non le guerre alle porte, non l’inflazione galoppante, non il collasso della competitività industriale. Il male assoluto dell’estate 2026 ha una forma ben precisa: il manico di plastica che tiene insieme le sei bottiglie d’acqua minerale.

Dal prossimo 12 agosto entrerà in vigore il Regolamento UE 2025/40 sugli imballaggi (chiamato amabilmente Ppwr dai burocrati che amano gli acronimi quanto odiano la vita pratica). La filosofia della Commissione è di una linearità disarmante: i multipack sono superflui. Quindi, nel pieno di un’estate torrida in cui medici, telegiornali e bollettini meteo ripetono come un mantra di idratarsi e bere molta acqua, l’Europa ci regala una svolta ecologica senza precedenti: comprare le bottiglie sfuse a una a una e giostrarsi nel trasporto come giocolieri al semaforo. La sostenibilità ambientale, a quanto pare, comincia dal mal di schiena del consumatore.

Il settore delle acque minerali, ovviamente, ha accolto la novità con lo stesso entusiasmo di una grandinata a Ferragosto. Come riporta La Verità, Ettore Fortuna, vicepresidente di Mineracqua, ha provato a spiegare ai funzionari di Palazzo Berlaymont, a Bruxelles, che quel pezzetto di plastica con il manico serve a trasportare l’acqua senza spaccarsi le vertebre e protegge pure le bottiglie.

La risposta dei geni della Commissione? “Ah sì, avete ragione, correggeremo la norma”. Peccato che manchino poche settimane all’entrata in vigore e nessuno abbia ancora visto un testo scritto. Perché a Bruxelles funziona così: loro campano di promesse verbali e pacche sulle spalle, mentre le aziende reali dovrebbero programmare produzione, logistica e macchinari basandosi sulla telepatia.

Ma non finisce qui, perché il delirio normativo europeo è un percorso a tappe. L’antipasto è il fardello, il piatto forte arriverà il primo gennaio 2029 con il “sistema cauzionale”. In pratica, pagherai una tassa sul vuoto al momento dell’acquisto e riavrai i tuoi soldi solo se riporterai la bottiglia sana e salva al supermercato.

Un sistema che potrebbe avere un senso nei Paesi europei rimasti all’età della pietra della gestione rifiuti, ma che applicato alla cieca diventa l’ennesima punizione per chi è già virtuoso. L’Italia è in cima al podio europeo con il 70% di raccolta differenziata della plastica, mentre la Francia arranca mestamente attorno al 35%. Eppure Bruxelles, nella sua infinita e uniforme saggezza, applica la stessa identica mazzata a tutti.

Il paradosso finale? Le nostre aziende, negli ultimi 15 anni, hanno investito milioni in tecnologia vera: pur con un mercato cresciuto del 30%, immettono oggi la stessa identica quantità di plastica di prima perché hanno ridotto il peso delle bottiglie al minimo. Ma l’innovazione reale non conta nulla di fronte al dogmatismo ideologico di chi legifera con l’aria condizionata a palla negli uffici belgi. Prima la tassa sulla plastica, poi la sugar tax, ora la guerra al fardello: l’Euro-copione non cambia mai. Loro firmano i decreti green, e noi portiamo le bottiglie in braccio fino al quarto piano.