Blitz degli animalisti ma i cani stanno bene

Una trentina di Pastori dell’Asia Centrale e diversi cuccioli godono di buona salute e non sarebbero maltrattati. Di diverso avviso le guardie zoofile che hanno sequestrato i molossi.

Roma – La Muratella è un’area urbana del Municipio Roma XI, Magliana Vecchia, situata tra l’autostrada Roma Fiumicino ed il Grande Raccordo Anulare. Più esattamente tra il Parco regionale Valle del Tevere, Valle Lupara e Valle Bufalino. Insomma una delle tante periferie della Capitale ancora “incompiute” ovvero prive di infrastrutture, servizi di prossimità e con scarsa viabilità pedonale e problemi di sicurezza per i cittadini. In zona c’è di tutto: abusivismo, campi rom, canili, discariche a cielo aperto e microcriminalità in forte espansione e al servizio della delinquenza organizzata locale. Nelle aree più lontane dalla città metropolitana centinaia di famiglie, di nazionalità diverse, si arrangiano come possono in vecchi casolari, in rustici fatiscenti e vecchie abitazioni coloniche dove sopravvivere diventa un serio problema quotidiano.

C’è anche chi da anni, esattamente dal 2005, alleva cani di razza in un terreno preso in affitto le cui condizioni igienico-sanitarie sono davvero proibitive, sia per gli uomini che per gli animali. Ne sa qualcosa Iryna Kiyanytsya, 56 anni, nata a San Pietroburgo (Federazione Russa), laureata, allevatrice di Pastori dell’Asia Centrale assieme al marito. La donna, giunta in Italia una ventina d’anni fa, con grandi sacrifici ha messo su una sorta di allevamento che conta oggi una trentina di cani, fra cui alcune fattrici, numerosi cuccioli e gatti di razza pregiata. L’area su cui sorge il “canile” è un terreno agricolo con diversi dislivelli privo d’acqua corrente e luce. In verità la struttura adibita a ricovero dei cani non è altro che una serie di recinti delimitati da reti di letto, filo di ferro e lamiere di recupero con all’interno delle piccole baracche. Insomma nulla che faccia pensare ad una struttura moderna come quelle prescritte dalle norme veterinarie vigenti in tema di allevamenti d’animali d’affezione.

L’allevamento di Iryna alla Muratella di Roma

Il “canile” di Iryna è rimasto lì, sotto gli occhi di tutti, per anni e anni senza che nessuno intervenisse per verificare le effettive condizioni di vita degli animali, oltre a quelle delle persone che condividono la quotidianità con i mastodontici quattrozampe. Il silenzio è regnato sovrano sino allo scorso 11 gennaio quando all’ingresso della proprietà gestita dai due coniugi russi, in via della Muratella Mezzana 42, si presentavano le guardie zoofile dell’associazione “Fare Ambiente” che, dopo le inconbenze di rito, procedevano al sequestro preventivo di 30 cani adulti e 4 cuccioli presenti all’interno dell’area agricola, ad eccezione dei gatti e di alcuni cavalli, come pare. Il sequestro veniva convalidato dal Gip Gabriele Tomei il 15 gennaio successivo e l’atto giudiziario veniva trasmesso al Pm Antonino Di Maio per l’esecuzione.

E sino a qui nulla da eccepire, almeno sul piano formale. Dal punto di vista sostanziale, però, qualcosa non quadra. Dal racconto dell’indagata (tale si deve considerare l’allevatrice dopo il sequestro operato dalle GG.ZZ poi convalidato) le cose sarebbero andate diversamente. In data 09 Gennaio 2001, alle ore 15 circa, si sarebbero recati presso l’allevamento di via Muratella il veterinario dell’Asl Roma 3, personale della Polizia di Stato e militari del Nas, per procedere ad un sopralluogo di cui è stato redatto verbale. Al controllo erano presenti la signora Iryna e la figlia Mykola, fantino e istruttrice ippica. Al termine dell’ispezione il medico veterinario avrebbe verificato l’esatta corrispondenza degli animali detenuti in loco con quanto risultava in anagrafe, il corretto adempimento degli obblighi amministrativi, ottima valutazione comportamentale dei cani, buono esame obiettivo generale, l’assenza di patologie, l’assenza di lesioni, l’assenza di maltrattamenti, ovvero “l’animale si presenta in buone condizioni di salute e nutrizione e non presenta sintomi di malattie diffusive in atto nè lesioni imputabili a maltrattamento“.

Uno stralcio del verbale di sopralluogo redatto dall’Asl

Ma c’è di più. Nella valutazione delle modalità di detenzione dell’animale il funzionario sanitario rilevava la precaria copertura per sole e pioggia riferita alle baracche poste all’interno dei recinti realizzati alla buona in uno con adeguate condizioni igienico sanitarie e possibilità di sgambamento per gli animali. I cani dunque venivano curati adeguatamente con rimozione manuale delle deiezioni, lavaggi, disinfezione, disinfestazione e derattizzazione pur essendo alloggiati su terra. Ma non basta. Nel verbale si legge anche che ai cani veniva cambiata l’acqua due volte al giorno, stessa cosa per il cibo, e quelli malati ricevevano cure adeguate. Di contro il veterinario dell’Asl ordinava all’allevatrice di “sistemare entro 60 giorni le condizioni di detenzione degli animali per poi controllare l’anagrafe canina e le autorizzazioni per l’allevamento dei cani“.

A seguito delle verifiche il funzionario pubblico procedeva al “sequestro preventivo domiciliare fino all’adeguamento delle strutture e autorizzazioni” (il provvedimento è solo menzionato nel verbale di sopralluogo cosi come sanzioni e prescrizioni) oltre alle successive “sanzioni amministrative” e “prescrizioni per adeguamento delle mancate difformità riscontrate da adempiersi nei tempi e nelle modalità che verranno indicate tramite successiva comunicazione scritta“.

Insomma una situazione generale favorevole, almeno dal punto di vista sanitario, all’allevatrice che, a suo dire, avrebbe avuto negli anni altri controlli analoghi che le avrebbero permesso di proseguire la sua attività commerciale. Due giorni dopo Iryna Kiyanytsya si vedeva sequestrare il canile ad opera delle guardie zoofile che avrebbero proceduto per maltrattamento di animali (art. 727, c. 2, CP) contro la cittadina russa. Gli agenti operanti hanno rilevato strutture fatiscenti, in condizioni di degrado, con box costruiti alla meno peggio con materiali di risulta, privi di copertura, alcuni senza cibo e acqua, allocati su terreno reso fangoso dalle piogge.

Altro stralcio del verbale di sopralluogo redatto dall’Asl

Letto, confermato e sottoscritto, come si dice in gergo. L’allevatrice, a questo punto, credeva che la vicenda, seppur grave, fosse finita li ma suo malgrado si sarebbe dovuta ricredere. All’ingresso del suo allevamento, oltre che in alcune pertinenze, si presentavano anche un centinaio di animalisti che inscenavano una manifestazione di protesta. In questa occasione, che è coincisa con l’ispezione dell’Asl, oltre agli animalisti di alcune associazioni locali ed altri intervenuti a titolo personale, scendeva in campo anche la Garante per la Tutela e il Benessere degli animali di Roma Capitale, Patrizia Prestipino, parlamentare del Pd, denunciando le condizioni precarie della struttura definendola “allevamento lager” come hanno riportato alcuni giornali romani. Fra la responsabile del canile, il marito e due congiunti, e gli animalisti, sarebbero volate parole grosse e scambi di minacce di denunce ma poi la querelle finiva li, senza ulteriori conseguenze grazie anche alla presenza rassicurante delle forze dell’Ordine.

Qualcuno però non si sarebbe fermato alle scaramucce ma avrebbe insultato Stefano Micanti, 24 anni, ipoacusico e portatore di apparato acustico di sostegno, fidanzato di Mykola, anche lei disabile, figlia di Iryna, dicendogli di “essere un falso come tutti i sordastri“. Il giovane, che dà una mano nel canile occupandosi anche degli altri animali, ha deciso di denunciare il grave fatto di cui sarebbe rimasto vittima.

La vicenda del canile di via Muratella è poi balzata alla ribalta delle cronache per alcuni giorni tanto da indurre la direzione dell’Asl Roma 3 a chiarire la propria posizione:

“…Venerdì 9 gennaio – si legge in una nota dell’azienda sanitaria pubblicata su Facebook – è stato effettuato un sopralluogo presso l’allevamento di Ponte Galeria oggetto di segnalazioni apparse in queste ultime ore su diversi organi di informazione. A seguito del sopralluogo, eseguito in sinergia con i Nas e la Polizia di Roma Capitale, è stato predisposto dall’azienda sanitaria il sequestro fiduciario della struttura…È stato altresì redatto un verbale contenente diverse prescrizioni e sanzioni amministrative dovute alla mancanza di autorizzazioni sanitarie e altre non conformità relative alla struttura. Il provvedimento di sequestro fiduciario e le sanzioni saranno notificate al proprietario nei tempi previsti dalla legge…Il proprietario della struttura avrà 60 giorni per adeguarsi alle contestazioni notificate e per porre la struttura nelle condizioni massime utili alla tutela della salute fisica e psicologia dei numerosi animali presenti. Scaduti i 60 giorni si provvederà nei termini di legge. Si precisa, infine, che il servizio veterinario della ASL Roma 3 ha adempiuto a tutte le procedure previste per gli esposti applicabili al caso di specie...“.

Per le guardie zoofile si tratta di maltrattamento di animali

Gli atti in possesso dell’allevatrice (a cui si sarebbe dovuto assegnare un interprete di madre lingua russa cosi come previsto dalla legge) però reciterebbero cose diverse dalle spiegazioni diramate dall’azienda sanitaria, specie in ordine alla salute degli animali. Tant’è che il veterinario accertatore nulla ha avuto da obiettare in questo senso avendo trovato i cani in ottimo stato, privi di segni di maltrattamento, ben nutriti ed idratati e senza indizi di squilibrio psicologico attesa la tipologia della razza, per lo più utilizzata per guardia e difesa personale. Del sequestro “fiduciario” non ci sarebbe traccia negli atti in possesso di Iryna Kiyanytsya, nei quali risulta soltanto che tale provvedimento sarebbe stato adottato dall’Asl dopo i prescritti 60 giorni durante i quali l’allevatrice avrebbe dovuto mettere a norme un canile che, parliamoci francamente, non esiste nella realtà dei fatti.

Dunque chi ha ragione? Le guardie zoofile che parlano di maltrattamento come gli animalisti o l’Asl che non ha trovato alcuna lesione, nè condizioni di vita compatibili con qualsivoglia violenza su tutti gli animali presenti nell’area “incriminata”? Ma non basta: nel corso di tutti questi anni dov’erano gli enti intervenuti nelle scorse settimane a seguito di esposti e denunce? Dal 2005 in poi quali sono stati i provvedimenti adottati per far si che l’allevatrice si mettesse in regola con le normative vigenti ovvero con le autorizzazioni obbligatorie per la realizzazione, o l’adeguamento, di canili-allevamenti di animali d’affezione?

Del resto come si può pretendere anche un semplice “aggiornamento” alle norme se un vero e proprio canile non c’è? E per di più in soli 60 giorni? Sequestri e denunce a parte appare evidente che più di qualcosa non va nella vicenda che ha scosso, seppur tardivamente, enti pubblici e privati cittadini:”

Il canile di Iryna sulla stampa specializzata. Gli esemplari godono di regolare pedigree

“…Mi sono trasferita in Italia con mio marito nel 2001 – racconta Iryna parlando un italiano stentato – e tramite un’amica ho conosciuto una signora che voleva realizzare in questo suo terreno un ricovero per animali. Nel 2005 ci siamo trasferiti qui e con mio marito abbiamo acquistato qualche cane. Nel 2007 la proprietaria del terreno è deceduta e non ha lasciato agli eredi nulla di scritto in merito ai nostri accordi… Ho poi acquistato altri cani e fattrici ed ho iniziato la mia attività senza alcuna difficoltà facendo tutto il possibile per rendere decente l’allevamento…Anche con l’Asl non abbiamo mai avuto problemi, ho sempre nutrito gli animali, li abbiamo curati quando stavano male e abbiamo sempre riferito al medico veterinario di fiducia quanto accadeva nel canile…Sino a quando, nel Gennaio scorso, sono arrivati qui personale Asl, polizia, carabinieri del Nas, guardie zoofile, animalisti ed altre persone… Alcune di queste hanno iniziato a fare riprese video e foto tentando di entrare in casa mia e dove c’erano gli animali. Dicevo a queste persone di allontanarsi ma loro urlando mi accusavano di maltrattare gli animali…Ho chiamato la polizia e anche loro hanno chiamato il 113… Insomma c’erano un centinaio di individui… Poi ho subìto un sequestro da parte delle guardie zoofile che hanno fatto foto…Loro hanno parlato di maltrattamento sequestrandomi 30 cani e 4 cuccioli ma non ho ben compreso quanto mi dicevano perchè non capisco bene la lingua…L’Asl mi ha detto di mettere a posto con recinti nuovi e sistemando quelli vecchi...Poi sono tornati per fare altre foto…Adesso ho un avvocato che ha chiesto il dissequestro...”.

Altro bellissimo esemplare di Pstore dell’Asia Centrale in condizioni ottimali

La vicenda approderà nelle aule di giustizia e si vedrà come andrà a finire, certo in tempi non brevi. Nel frattempo il polverone si è quietato, come spesso accade, ma i problemi della Muratella rimangono. Qualcuno si aspettava che anche i Servizi Sociali del Comune facessero una sortita da queste parti per rendersi conto di come vivono centinaia di persone, di diverse nazionalità, alloggiate in edifici fatiscenti dove pericolosi pitbull ed altri molossoidi tengono a debita distanza chiunque tenti di avvicinarsi:

Si tratta di una vicenda in cui il protagonista vero è il disagio – conclude l’avvocato Filippo Salvo Polisano del nostro ufficio legale – Bisognerà vedere poi, una volta avviato e se verrà avviato il giudizio, se esistono prove certe del maltrattamento di animali oppure no, come ha redatto in atti il personale dell’Asl. E’ anche vero però che tutte le strutture che ospitano animali d’affezione, sia pubbliche che private, debbono rispettare le normative in vigore. Senza eccezioni…“.