Bigliettopoli, intercettazioni illegittime: due magistrati torinesi condannati dal Csm

Sanzionati il sostituto procuratore Gianfranco Colace e il Gip Lucia Minutella: il primo è stato trasferito con la perdita di un anno di anzianità e passaggio a funzioni civili, la seconda censurata.

Torino – I magistrati torinesi Gianfranco Colace, sostituto procuratore, e Lucia Minutella, giudice per le indagini preliminari (Gip), sono stati condannati per un illecito disciplinare legato alle intercettazioni illegittime disposte nell’ambito dell’inchiesta “Bigliettopoli”. L’indagine, partita dalla Procura di Torino, ruotava attorno alla cessione di biglietti omaggio per spettacoli in cambio di favori.

Il CSM ha ritenuto i due “responsabili dell’illecito disciplinare a loro ascritto” per aver disposto intercettazioni telefoniche senza la necessaria autorizzazione parlamentare, come previsto dalla legge italiana per i membri del Parlamento. Le sanzioni sono pesanti: per Colace, trasferimento a un altro ufficio, passaggio dalla funzione requirente a quella civile e perdita di un anno di anzianità; per Minutella, la censura, una misura meno severa ma che segna comunque una macchia sulla sua carriera.

Al centro della vicenda ci sono migliaia di conversazioni captate tra marzo 2015 e marzo 2018, che coinvolgevano l’allora senatore del Partito Democratico Stefano Esposito. Esposito, intercettato indirettamente mentre parlava con l’imprenditore Giulio Muttoni – figura chiave di “Bigliettopoli” – fu indagato per reati come corruzione e traffico di influenze, ma il suo caso, trasferito a Roma per competenza, si concluse con un proscioglimento nel dicembre 2024. Le intercettazioni, però, sono state dichiarate inutilizzabili dalla Corte Costituzionale, che ha ravvisato una violazione dell’articolo 68 della Costituzione e della legge 140/2003, norme che tutelano i parlamentari da captazioni senza l’ok della Camera di appartenenza.

Il procedimento disciplinare contro Colace e Minutella era scattato dopo che il Senato, su impulso dell’ex presidente Pietro Grasso, aveva sollevato un conflitto di attribuzione davanti alla Consulta, denunciando l’operato dei magistrati torinesi. La procura generale della Cassazione, titolare dell’azione disciplinare, ha accusato i due di “grave violazione di legge, determinata da ignoranza o negligenza inescusabile”. Colace avrebbe incluso le intercettazioni nell’impianto accusatorio per il rinvio a giudizio di Esposito, mentre Minutella avrebbe avallato la richiesta senza verificarne la legittimità, ignorando le eccezioni della difesa.

Esposito, ormai fuori dalla politica attiva, ha dichiarato: “Sette anni di calvario per nulla. Oggi è stata fatta giustizia, ma il danno resta”. La palla passa ora alle motivazioni della sentenza, attese entro 90 giorni, che chiariranno i contorni di una decisione destinata a lasciare strascichi.

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