Sono talmente poveri che non hanno mai toccato con mano il mare e alcuni l’hanno visto solo in tv. L’indigenza aumenta a dismisura ma meglio parlare di armi all’Ucraina.
L’estate, per i bambini poveri, è dura da sopportare! In genere i bambini adorano l’estate in quanto sinonimo di libertà, avventura e spensieratezza. Basta, finalmente, con i ritmi rigidi che scandiscono il tempo a scuola per dedicarsi ai giochi all’aria aperta e alla scoperta della natura.
Con il solstizio d’estate le giornate si allungano e i ragazzini vivono questo periodo senza pensare alla sveglia mattutina che imperterrita li ha accompagnati a scuola. Il tempo libero viene vissuto come una magia per dare sfogo alla propria creatività e soddisfare ritmi più consoni all’età. Inoltre si stringono nuove amicizie, condividono nuovi giochi e sviluppano la propria autonomia al di fuori delle accoglienti mura domestiche.
Tuttavia per i bambini che vivono in condizioni di emarginazione sociale il copione è un altro ed è molto drammatico. Una volta terminata la scuola restano nel loro quartiere, spesso complicato, a bighellonare tutto il giorno, perché non hanno nulla da fare. Anzi, per loro, la fine dell’anno scolastico interrompe una routine fatta, comunque, di socialità e percorsi educativi. Vagano, quindi, alla ricerca non si sa di che. La noia li assale, il loro tempo libero è privo di contenuti.
Ce ne sono tanti, troppi che non hanno mai toccato con mano il mare, sentito il rumore delle onde che accarezzano gli scogli. Molti altri l’hanno visto solo in cartolina. In Italia un lodevole lavoro viene svolto dalla Fondazione L’Albero della VITA, un’organizzazione non governativa (ONG) e Ente del Terzo Settore (ETS) che protegge e promuove i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Il suo scopo principale è assicurare il benessere dei bambini e delle loro famiglie, trasformando il disagio e la vulnerabilità in nuove opportunità di crescita e sviluppo. La fondazione opera con una serie di interventi mirati. Nel nostro Paese contrasta la povertà minorile ed educativa, gestisce comunità di accoglienza per minori e per mamme con bambini, promuove percorsi di affido familiare e supporta progetti nelle scuole. A livello internazionale opera in vari paesi (tra cui India, Kenya, Colombia e Ucraina) con programmi di sostegno a distanza e progetti di sviluppo comunitario, per garantire cibo, educazione e protezione.
Il fenomeno sta crescendo, perché aumenta la povertà generale. Gli ultimi dati ISTAT parlano di 13 milioni di persone molto esposte alla povertà, gravi condizioni materiali e a un lavoro ad intermittenza. Per i più piccoli una situazione del genere non significa solo crisi economica, ma anche mancanza di occasioni di crescita individuale, culturale e nel rapporto con gli altri.
Si comprende benissimo che un bambino cresciuto in questo humus non possa apprendere saperi e abilità adeguati da spendere sul mercato. Si ritroverà senza arte né parte alla merce degli eventi, della marginalizzazione e ad essere facili prede della criminalità. L’assenza di percorsi educativi è come una ghigliottina sulle loro prospettive future.
Secondo la Fondazione questo destino può mutare solo con un’alleanza tra il pubblico e il privato sociale. Quest’ultimo, noto anche come Terzo Settore, è l’insieme di enti e organizzazioni private che operano nel sociale senza fini di lucro. L’alleanza rafforzerebbe i servizi sul territorio, facendo crescere il sapere anche dei genitori per valorizzare le potenzialità dei ragazzi. Sono noti i costi eccessivi dei centri estivi, che per una famiglia in difficoltà sono insostenibili.
La Fondazione sta organizzando, per i più disagiati, corsi gratuiti e attività durante il periodo estivo, offrendo occasioni importanti per lo sviluppo cognitivo ed emotivo, soprattutto, dei più piccoli. Mentre il settore pubblico, come le stelle, rimane a guardare…