Assolta la giudice contraria al Green Pass

Accolto il ricorso della difesa: contestata la neutralità del collegio disciplinare e ipotizzate pressioni politiche dopo le sentenze sfavorevoli a Renzi.

Firenze – Si conclude con un’assoluzione in Cassazione la controversa vicenda disciplinare che ha coinvolto Susanna Zanda, magistrato del tribunale di Firenze finita nel mirino del Consiglio Superiore della Magistratura per alcune decisioni adottate nel periodo pandemico. La giudice aveva subito la sanzione della censura per aver emesso provvedimenti favorevoli ai lavoratori sospesi dal servizio per il rifiuto della certificazione verde.

Il verdetto della Suprema Corte, arrivato dopo l’udienza del 23 settembre scorso, ha dato ragione alla tesi difensiva dell’avvocato Olga Milanese, che aveva impugnato la decisione del CSM contestandone la legittimità e sollevando dubbi sulla composizione dell’organo disciplinare.

Durante l’udienza pubblica, il legale della magistrata ha costruito un’argomentazione incisiva, sostenendo che la sanzione inflitta non fosse legata a presunte irregolarità nello svolgimento delle funzioni giudiziarie, ma rappresentasse una ritorsione per altre pronunce ben più delicate. Secondo questa ricostruzione, il vero motivo della procedura disciplinare sarebbe da ricercare in una serie di sentenze sfavorevoli emesse da Zanda nei primi mesi del 2023 in cause che vedevano come parte l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Tra gennaio e febbraio 2023 la giudice aveva respinto diverse istanze dell’ex premier. Poche settimane dopo, precisamente il 4 aprile, il parlamentare Ivan Scalfarotto – esponente del gruppo renziano – aveva depositato un’interrogazione parlamentare che sollecitava verifiche sull’operato della magistrata per un’ordinanza di reintegro di un lavoratore emessa sette mesi prima. Solo a seguito di questo intervento, il 17 maggio successivo, sarebbe partita formalmente l’azione disciplinare.

Ma le contestazioni non si fermano qui. L’avvocato Milanese ha puntato il dito sulla composizione della Sezione disciplinare chiamata a giudicare il caso. Il presidente di quella commissione, l’avvocato Pinelli, era stato in passato consulente legale della Fondazione Open e aveva patrocinato davanti alla Corte Costituzionale un conflitto di attribuzioni promosso proprio da Renzi contro la Procura fiorentina. Come se non bastasse, all’udienza dell’ottobre 2024 uno dei membri del collegio era stato sostituito dal consigliere Ernesto Carbone, ex deputato dello stesso schieramento politico renziano.

“Questi collegamenti politici diretti con l’onorevole Renzi hanno compromesso in modo irreparabile ogni requisito di neutralità e imparzialità”, ha argomentato la difesa, aggiungendo che tali legami avrebbero dovuto spingere i componenti interessati a ritirarsi spontaneamente dal giudizio per rispetto del ruolo istituzionale ricoperto.

Un altro aspetto sottolineato dalla difesa riguarda la selettività dell’azione disciplinare: numerosi altri magistrati in tutta Italia avevano emesso provvedimenti analoghi di riammissione per dipendenti privi di green pass, alcuni con motivazioni ancora più esplicite di quelle della Zanda. Eppure nessuno di loro è stato sottoposto a procedimento disciplinare.

L’assoluzione ha trovato il plauso immediato del consigliere leghista Guglielmo Mossuto, che ha celebrato la decisione della Cassazione come “una bella giornata per chi ha lottato contro le discriminazioni” del periodo pandemico. Mossuto ha ricordato come la giudice fosse stata tra le prime a rifiutare pubblicamente il certificato verde e a esprimere dissenso verso le limitazioni imposte durante l’emergenza sanitaria, pagando questa posizione con “la compromissione della carriera e della dignità professionale”, come riferisce La Firenze che vorrei.