I due supporti, certamente meno affidabili rispetto a quelli moderni, seducono i giovani. Ma forse si tratta più di passione che di reale utilizzo quale mezzo tecnico di registrazione.
Il vinile e le audiocassette alla riscossa. Quasi un tuffo nel passato. Quando la musica si ascoltava col vinile (materiale con cui si realizzava il disco per ascoltare musica attraverso il famoso giradischi), con lo stereo (un sistema di riproduzione sonora bi-canale per un’esperienza d’ascolto più realistica e coinvolgente) o con l’audiocassetta, il mitico dispositivo analogico a memoria magnetica, usato per registrare e riprodurre suoni (musica o voce) tramite lettori come mangianastri e Walkman. Vecchi supporti iconici per la musica portatile dagli anni ’60 agli ’90 prima di essere soppiantato dal digitale, ma che oggi rivive per nostalgia e come oggetto culturale.
Ecco sono proprio le nuove generazioni ad essere affascinate da strumenti che, per chi ha superato da un pezzo gli ‘anta, rappresentano un ricordo nostalgico, quel desiderio pungente di ritornare a luoghi, momenti o stati d’animo del passato. In realtà è da un decennio che si sta assistendo a questa sorta di revival ma resta, comunque, un fenomeno di nicchia anche se l’amarcord si sta imponendo con prepotenza. In realtà, secondo gli esperti del settore, è sconosciuto il motivo per cui l’audiocassetta seduca i giovani, considerando che, tecnicamente, è considerato il supporto peggiore a quelli presenti sul mercato.
Eppure, malgrado ciò, con un colpo di magia suscita interesse. Ed anche il mercato si è adeguato mostrando una grande capacità di adattamento allo status quo. Ne vengono prodotte, infatti, una buona quantità per un target che pur preferendo l’alta qualità, si fa sedurre da un prodotto quasi artigianale. Al di là della qualità, spesso, vengono acquistate più per collezione che per ascolto. L’audiocassetta all’esordio è stata invisa ai grandi gruppi discografici perché è stato il veicolo preferito di diffusione di generi musicali provenienti dalla cultura underground, quali l’Hip-Hop, l’Heavy Metal, l’Indie-Rock e la musica House, che, forse, non avrebbero avuto la possibilità di emergere.

Indubbiamente, oggi, è molto più disagevole ascoltare musica su cassetta e non in streaming. Tuttavia potrebbe essere un gesto di ribellione alla dittatura dell’algoritmo, un rigurgito di autodeterminazione verso scelte meccaniche. Infine c’è da registrare l’influsso della cultura pop che ha contribuito alla rivincita della musicassetta, riscuotendo approvazione nelle fasce d’età giovanili. Per comporre una playlist servono pochi click. Per registrare un’audiocassetta bisogna ascoltare tutte le canzoni, dall’inizio alla fine. Forse questo ritorno al passato è desiderio di romanticismo e creatività un po’ sottomessi dal dominio imperante della tecnologia e Intelligenza Artificiale (IA).
Oppure sono fenomeni o situazioni che a volte ritornano, come si suole dire. Nel senso che alcuni eventi o sentimenti del passato tendono a ripresentarsi nella nostra vita, spesso in modo inaspettato, e il significato può variare da un’esperienza nostalgica e positiva (il ritorno di una bella sensazione) a qualcosa di inquietante. Oppure la conferma dei “corsi e ricorsi storici” di vichiana memoria, il cui la Storia attraversa fasi simili, per poi decadere e rientrare in un “ricorso” che le porta a ricominciare da un nuovo stato barbarico, riproponendo eventi e dinamiche in forme diverse ma sostanzialmente analoghe.
O ancora “L’eterno ritorno dell’uguale” di Friedrich Nietzsche, che affermava la ripetizione infinita e identica di tutti gli eventi, dolori e piaceri dell’esistenza, in un tempo ciclico, non lineare. Comunque sia le audiocassette e il vinile sono tornati in auge.