“Salterete in aria, voglio molte vittime”: l’email del terrore svuota sei centri commerciali

Sotto scacco l’hinterland di Milano: dal Carosello al Fiordaliso, ore di panico e migliaia di evacuati. Nessun ordigno.

Milano – Bastano poche righe deliranti battute su una tastiera per gettare nel panico migliaia di persone e mettere in ginocchio la cintura dello shopping milanese. È successo nel pomeriggio di mercoledì 5 agosto, quando una stessa email è piombata sulle caselle di sei grandi centri commerciali tra Milano e provincia, tutti costretti a spalancare le uscite di sicurezza e a svuotarsi in fretta. Un messaggio identico, senza firma, con un annuncio agghiacciante: “Salterete in aria”. E la speranza, messa nero su bianco dallo sconosciuto, che ci fossero “molte vittime”.

Il copione è stato lo stesso ovunque. Prima l’arrivo della mail dai contenuti farneticanti, poi la decisione – presa a titolo precauzionale – di allontanare clienti e dipendenti e chiamare le forze dell’ordine. A cadere nel mirino sono stati l’outlet Scalo Milano di Locate Triulzi, il Fiordaliso di Rozzano, Le Cupole di San Giuliano Milanese, il Carosello di Carugate, l’Acquario di Vignate e il Bonola, nella zona del Gallaratese.

Il primo allarme è scattato intorno alle quattro del pomeriggio a Scalo Milano, dove i militari hanno subito disposto l’evacuazione del grande outlet all’aperto. In poche ore la catena del terrore si è allargata agli altri cinque colossi dello shopping. “Ci hanno fatti uscire per un’allerta bomba, la situazione è in stallo”, il racconto spaventato di un cliente di Locate Triulzi.

Nel testo, l’autore ha scritto di aver piazzato più ordigni e di aver imparato a costruire bombe, istruito da un “anonimo”. Ha preteso di parlare direttamente con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dicendo di voler diventare “un esempio”. Ma il vero colpo di scena è arrivato dalle indagini dei carabinieri: la mail è partita da un dominio web russo, e il numero di cellulare lasciato in chiaro nel messaggio è risultato intestato a una donna ucraina residente nelle Marche, con la scheda in uso al figlio quattordicenne.

Il ragazzino, ascoltato con la madre, ha negato di aver inviato le mail, ipotizzando una ripicca di alcuni amiciconosciuti sulle piattaforme di gioco online, ai quali aveva raccontato di abitare nella zona di Milano. Ecco spiegato perché nel mirino siano finiti proprio i centri commerciali del Milanese. Al momento il minore non risulta indagato, mentre la madre potrebbe essere iscritta per gli accertamenti sull’utenza. Tra le ipotesi resta anche quella di una vendetta personale ai danni di chi usa quel numero.

Il lieto fine, se così si può dire, è arrivato a controlli conclusi. Artificieri e nuclei cinofili hanno passato al setaccio ogni struttura, dai cestini ai bagni, senza trovare alcun ordigno. Nessun ferito, nessun problema durante le operazioni. I centri, chiusi in via cautelare, hanno riaperto progressivamente nella giornata di giovedì 6 agosto. Le indagini sono coordinate dalla Procura di Lodi, con l’ipotesi di procurato allarme.