Morto il campione bolognese che ha riscritto i confini del possibile. Dal dramma del Lausitzring ai trionfi paralimpici, una parabola di coraggio e ironia.
Bologna – Il mondo dello sport e dei motori piange la scomparsa di Alex Zanardi, l’atleta che aveva trasformato la propria esistenza in un inno alla resilienza. Il campione, che avrebbe compiuto 60 anni il prossimo 23 ottobre, è morto dopo una lunga battaglia iniziata nel giugno del 2020, in seguito a un grave incidente in handbike. Dal rientro a casa nel dicembre 2021, le sue condizioni di salute erano state protette da un rigoroso riserbo da parte della famiglia.
Dalla Formula 1 al dramma del Lausitzring
Nato a Bologna e cresciuto a Castel Maggiore, Zanardi scopre giovanissimo la passione per la velocità.
- La carriera nei motori: dopo il debutto nei kart e i successi in Formula 3000, approda in Formula 1 nel 1991 con la Jordan, correndo poi per Minardi, Lotus e Williams.
- Il successo americano: negli Stati Uniti diventa “The Italian Legend”, conquistando titoli nella IndyCar (allora CART) e firmando sorpassi storici come quello di Laguna Seca.
- Il primo incidente: il 15 settembre 2001, sul circuito tedesco del Lausitzring, la sua vettura viene colpita a oltre 300 km/h da quella di Alex Tagliani. Lo schianto gli costa l’amputazione di entrambi gli arti inferiori, sopravvivendo miracolosamente dopo 16 operazioni e 7 arresti cardiaci.
La “seconda vita” e i successi paralimpici
Zanardi non si è mai arreso, trasformando la disabilità in una nuova opportunità sportiva e sociale.
- Il ritorno al volante: grazie a comandi speciali, tornò a gareggiare e a vincere nelle categorie per auto derivate dalla serie.
- Il mito dell’handbike: nello sport paralimpico ha lasciato un segno indelebile con quattro ori e due argenti olimpici tra i Giochi di Londra 2012 e Rio 2016.
- Impegno sociale: oltre alle imprese sportive, ha contribuito alla ricerca per materiali di protesi e carrozzine, promuovendo lo sport per disabili attraverso maratone e iniziative benefiche.
Il buio di Pienza e l’ultima sfida
Il 19 giugno 2020, durante una staffetta di beneficenza in Toscana, Zanardi è rimasto coinvolto in un gravissimo incidente contro un camion.
- Il percorso clinico: dopo lunghi periodi in terapia intensiva e centri specializzati tra Siena, Milano e Padova, nel gennaio 2021 aveva riacquistato la coscienza.
- Il ritorno a casa: nel dicembre 2021 era rientrato nella sua abitazione per proseguire la riabilitazione circondato dall’affetto della moglie Daniela — al suo fianco dagli anni ’90 — e del figlio.
La notizia della sua scomparsa ha suscitato un’ondata di commozione, confermata dai messaggi dei compagni di squadra come Luca Mazzone. “Ciao Alex. Oggi apro il telefono per vedere l’allenamento e leggo una notizia che non avrei voluto leggere. Condoglianze a Daniela e a tutta la famiglia”, scrive su Faceook.
Zanardi lascia l’eredità di un uomo capace di affrontare la tragedia con un’autoironia commovente, ricordato da tutti per la sua celebre battuta: “Ragazzi, ho il piede pesante”.
