Aveva 95 anni. Ex presidente della Cei e vicario del Papa per la diocesi di Roma, è stato una delle figure più influenti del cattolicesimo italiano degli ultimi decenni.
Roma – Si è spento a 95 anni il cardinale Camillo Ruini, tra le personalità più autorevoli e influenti della Chiesa italiana contemporanea. Nato a Sassuolo il 19 febbraio 1931, è stato per oltre un decennio presidente della Conferenza Episcopale Italiana e vicario del Papa per la diocesi di Roma, ricoprendo un ruolo centrale nel dibattito ecclesiale e pubblico del Paese.
A darne notizia sono stati gli organismi ecclesiastici italiani. Tra i primi messaggi di cordoglio quello del presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, che ha ricordato Ruini come un servitore del Vangelo e della Chiesa, ringraziandolo per il lungo impegno pastorale e istituzionale.
Teologo e intellettuale di riferimento, Ruini ha guidato la Conferenza Episcopale Italiana dal 1991 al 2007, diventando uno dei principali interpreti della presenza pubblica della Chiesa nel passaggio tra il XX e il XXI secolo. Durante gli anni dei pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI si è distinto per la difesa dei cosiddetti valori non negoziabili, intervenendo frequentemente nel dibattito su temi etici, sociali e politici.

Negli ultimi anni le sue condizioni di salute si erano progressivamente aggravate. Dopo un infarto che aveva reso necessario un ricovero nel 2024 e successivi problemi renali, il cardinale era assistito nella propria abitazione da personale sanitario. Nonostante la fragilità fisica, aveva mantenuto fino all’ultimo una notevole lucidità intellettuale.
La scomparsa di Ruini chiude una stagione significativa della storia della Chiesa italiana. Per oltre quindici anni il porporato emiliano ha rappresentato un punto di riferimento per il mondo cattolico, contribuendo a definire il rapporto tra fede, società e istituzioni in una fase di profondi cambiamenti culturali e politici del Paese