Alcol in gravidanza: i rischi sul nascituro

Il presidente della società italiana della Riproduzione chiarisce: “Può interferire con lo sviluppo di organi e del sistema nervoso centrale”.

In occasione della Giornata mondiale della sindrome feto-alcolica e dei disturbi correlati, che ricorre il 9 settembre, è importante affrontare il tema anche dal punto di vista della salute riproduttiva femminile. È necessario ribadire, in particolare, che in gravidanza non esiste una quantità di alcol che possa essere considerata sicura. L’alcol attraversa la placenta e raggiunge il feto, il cui organismo non è in grado di metabolizzarlo come quello materno. L’esposizione prenatale può interferire con lo sviluppo di organi e soprattutto del sistema nervoso centrale, determinando conseguenze che possono manifestarsi anche a distanza di anni. Per questo occorre attuare una concreta azione di prevenzione, che non dovrebbe iniziare solo quando una donna scopre di essere incinta, ma già quando decide di cercare una gravidanza”.

Lo afferma Ermanno Greco, Presidente della Società Italiana della Riproduzione (S.I.d.R.) e Professore di Ginecologia e Ostetricia all’Università UniCamillus di Roma, in occasione della Giornata mondiale della sindrome feto-alcolica e dei disturbi correlati (FASD), che si celebra il 9 settembre.

Un consumo elevato e prolungato di alcol – osserva – può avere effetti sull’equilibrio ormonale e sulla funzione riproduttiva e alcune evidenze suggeriscono possibili associazioni con una ridotta fertilità. Anche sul versante della qualità ovocitaria e degli esiti della Procreazione medicalmente assistita serve attenzione. Quando una donna avvia un percorso di Pma, oltre a ottenere un numero adeguato di ovociti, l’obiettivo è creare le condizioni biologiche più favorevoli per la loro maturazione, la fecondazione, lo sviluppo embrionale e l’impianto. È allora importante intervenire sui fattori di rischio modificabili, vale a dire alcol, fumo, alimentazione, peso corporeo, attività fisica, gestione delle patologie croniche”.

Secondo l’esperto “quando una coppia programma una gravidanza deve fare il possibile per adottare comportamenti e stili di vita che favoriscano la salute riproduttiva di entrambi i partner e creino le condizioni migliori per il concepimento. Fondamentale, quindi, rafforzare le campagne di sensibilizzazione, coinvolgendo i centri di medicina della riproduzione, i consultori e tutti i professionisti che accompagnano le coppie nel percorso verso la genitorialità, investendo risorse economiche e umane” conclude Greco.