Trento, trotterellando, è la prima in classifica

E’ risultata la città più innovativa, efficiente e sostenibile mentre Milano è la più ricca ma anche la più inquinata e con i costi più alti.

Ogni tanto la cronaca ci offre diverse classifiche sulle città più ricche d’Italia e dove c’è una migliore qualità della vita. Tra la fine di luglio e l’inizio di agosto scorsi è stato presentato lo “Smart City Index”, uno strumento di valutazione e classificazione che misura il livello di “innovazione, efficienza e sostenibilità” delle città. 

L’indice analizza centinaia di città nel mondo per capire come le infrastrutture e le tecnologie migliorano la qualità della vita dei cittadini. Il calcolo viene effettuato con dati statistici e sondaggi d’opinione e vengono esaminati le seguenti aree: mobilità, sicurezza, occupazione, edilizia abitativa, servizi sanitari, sostenibilità ambientale e inclusività.

E’ stata presentata anche l’indagine specifica sul Belpaese, che analizza 109 comuni capoluogo. Misura lo sviluppo urbano attraverso centinaia di indicatori (oltre 300) suddivisi in tre macro-obiettivi: Transizione ecologica (energia pulita, gestione rifiuti, mobilità sostenibile); Transizione digitale (servizi online, internet degli oggetti, infrastrutture a banda ultra-larga); Inclusione sociale (accesso ai servizi, partecipazione, welfare).

Ebbene il processo di analisi teorica ha prodotto il seguente risultato: Milano è la città più ricca del Paese in termini di Prodotto Interno Lordo (PIL), ma anche quella col costo della vita più alto e, tra le metropoli, la più inquinata per la pessima qualità dell’aria.

Mentre la città più innovativa, efficiente e sostenibile è risultata Trento. Una volta, negli anni ’60, i bambini di recitavano a memoria uno dei più celebri scioglilingua della lingua italiana, il cui testo è “33 trentini entrarono a Trento, tutti e 33 trotterellando“.

A forza di trotterellare è stata raggiunta la vetta più alta della classifica delle città dove si vive meglio. Non ci si meraviglia più di tanto, nel senso che non poteva che trovarsi nel Nord Italia. Lo sbigottimento totale sarebbe scaturito se la prima città fosse stata, tanto per dire, Canicatti, una cittadina siciliana in provincia di Agrigento che, nell’immaginario collettivo e soprattutto nel Settentrione, è diventata il corrispettivo italiano di Timbuctùo Babau: un luogo percepito come remotissimo, quasi immaginario.

Dire “andare a Canicattì“ o “mandare a Canicattì“ viene usato come modo figurato per descrivere una destinazione irraggiungibile o sperduta, oppure come un modo eufemistico per “mandare a quel paese” qualcuno.

Milano è la più ricca ma anche la più inquinata e cara, oltre che meno sicura

Comunque sia l’indice ha misurato e confrontato 20 capoluoghi italiani e le maggiori capitali europee, analizzandone 6 aspetti: economia, gestione della città, mobilità urbana, ambiente, cittadini, vita sociale. Ci sono città che emergono per alcuni aspetti e altre per altri.

Comunque tra le prime 10 città europee nessuna è italiana. Lo studio si differenzia in quanto nell’interpretazione dei dati ha utilizzato una sorta di “geografia della felicità”, ossia un confronto tra reddito, costo della vita e potere d’acquisto.

Si è notato che il benessere generale delle famiglie, spesso, non combacia con l’economia prodotta da un’area geografica. Lo studio dei dati ha evidenziato come non essendoci un rapporto fisico tra residenza e luogo di lavoro e potendo lavorare, in teoria, da qualsiasi zona del Paese, molti scelgono un determinato luogo per la qualità della vita, accesso agli alloggi e ai servizi.

Secondo gli autori dello studio la vera sfida si giocherà tra i luoghi più capaci di sedurre professionisti di un certo livello, aziende e risorse finanziare.

Pare che le medio-piccole città siano avanti rispetto alle grandi realtà metropolitane. Lo scopriremo solo vivendo.