Cani scomparsi e fosse comuni: esplode il caso in Georgia

Volontari e veterinari denunciano sparizioni sospette. Le autorità negano le uccisioni illegali, ma cresce la protesta dei cittadini.

Tbilisi – Per le strade della capitale della Georgia, i cani randagi fanno ormai parte della vita quotidiana. Non sono semplici animali senza padrone: molti hanno un nome, una targhetta identificativa di plastica applicata all’orecchio, sono regolarmente vaccinati e vengono accuditi dai residenti dei quartieri. Cittadini e volontari si occupano del loro cibo, delle cure veterinarie e della loro sicurezza, considerandoli a tutti gli effetti parte della comunità. Negli ultimi mesi, però, qualcosa ha cominciato a destare forte preoccupazione: numerosi cani sani, docili e regolarmente vaccinati, dotati di collare e microchip, hanno iniziato a sparire nel nulla durante la notte.

La vicenda è emersa con particolare drammaticità il 31 ottobre 2026, quando l’emittente georgiana TV Pirveli, durante il programma d’inchiesta Il sabato di Nodar Meladze, ha trasmesso immagini che documenterebbero il destino di alcuni animali provenienti dal canile municipale della capitale.

Secondo quanto mostrato nel servizio televisivo, dopo la mezzanotte un furgone bianco senza i contrassegni del rifugio comunale sarebbe uscito dalla struttura di via Tvalchrelidze per raggiungere il cimitero di Veli, nei pressi dell’insediamento di Lilo. Qui, sempre secondo le immagini dell’inchiesta, sarebbero state scaricate diverse carcasse all’interno di profonde fosse già preparate.

Una scena particolarmente agghiacciante si sarebbe verificata quando alcuni attivisti locali hanno raggiunto il luogo davanti alle telecamere. Uno degli animali recuperati dalla fossa, secondo quanto riferito nel servizio, era ancora caldo. Un particolare che ha alimentato ulteriormente i sospetti e la rabbia di chi da tempo cercava di capire che fine avessero fatto i cani scomparsi.

Di fronte alle accuse, l’Agenzia per il monitoraggio degli animali del Comune di Tbilisi ha respinto categoricamente qualsiasi ipotesi di uccisione illegale, definendo le reazioni e le ricostruzioni circolate come un caso di disinformazione.

La versione fornita dai funzionari è diversa. Le sepolture notturne nelle fosse, secondo l’amministrazione, rientrerebbero nelle normali procedure previste per lo smaltimento di animali deceduti a causa di malattie, incidenti stradali oppure sottoposti a eutanasia autorizzata.

L’agenzia ha inoltre criticato pubblicamente i volontari e i cittadini che, nel tentativo di ritrovare i propri animali, hanno aperto alcune delle fosse, accusandoli di aver violato le norme sulla sicurezza sanitaria.

Le spiegazioni ufficiali, tuttavia, non sono bastate a placare la protesta. Il 1° novembre 2026, più di 500 persone tra residenti, volontari, veterinari e semplici amanti degli animali si sono riunite davanti alla sede dell’Amministrazione del Governo a Tbilisi.

I manifestanti hanno acceso candele commemorative in ricordo dei cani scomparsi, chiedendo che venga fatta piena luce sulla vicenda e che gli eventuali responsabili siano chiamati a rispondere penalmente delle proprie azioni.

La mobilitazione ha prodotto un primo risultato sul fronte istituzionale. Dopo le proteste, il Ministero dell’Interno ha aperto un fascicolo ai sensi dell’articolo 259 del Codice penale georgiano, che riguarda il maltrattamento degli animali.

Resta però ancora molto da chiarire. I volontari chiedono verifiche indipendenti, accertamenti sulle carcasse recuperate e soprattutto spiegazioni sulla scomparsa di animali che, fino a poco tempo prima, vivevano regolarmente nei quartieri della capitale, seguiti e accuditi da decine di persone.

Il timore di chi si sta battendo per fare emergere la verità è che, senza perizie indipendenti e senza un’adeguata attenzione internazionale, la vicenda possa finire nel dimenticatoio. E che, insieme ai corpi dei cani sepolti nelle fosse, rischino di essere sepolte anche le responsabilità di chi avrebbe dovuto proteggerli.