Profuga ucraina chiede l’assunzione a vecchietta di 90 anni

L’anziana donna, parzialmente abile, ha dato per anni vitto e alloggio all’assistente domestica oltre a 1.200 euro mensili che però, adesso, non le stanno più bene.

Il fatto non è isolato. Infatti sono decine, se non centinaia, le donne ucraine rifugiatesi in Italia per sfuggire alla guerra e che nel nostro Paese hanno trovato lavoro come badanti. Con i soldi che guadagnano mantengono spesso intere famiglie rimaste in Ucraina dove la fame si taglia a fettine.

La nonnina in questione, male in arnese a causa di una rovinosa caduta, decideva di avvalersi dell’aiuto di una donna che le facesse da mangiare, le pulizie e il bucato. Dopo una breve selezione fatta dai congiunti con il solito passa parola si presentava in casa dell’anziana una distinta e bella signora della provincia di Kiev, 50 anni, separata, con due figli in zona di guerra.

Le due donne si mettevano d’accordo dal punto di vista economico e da quel giorno la vita della vecchietta cambiava aspetto. Col passare del tempo la badante, che chiameremo Oksana usando un nome di comodo, almeno apparentemente, si affezionava alla sua assistita con la quale era nato un rapporto più che amicale. L’assistente familiare diceva di non avere amici in Italia e nemmeno connazionali da frequentare per i fine settimana.

Considerato il fatto che Oksana rimaneva in casa anche il sabato e la domenica, l’anziana donna decideva di pagarle un extra di 100 euro settimanali per i due giorni di “straordinario”. Dopo diversi mesi dal primo giorno di lavoro Oksana chiedeva alla sua datrice di ritornare in Ucraina per tre mesi. Giusto il tempo di aiutare i suoi due figli e l’anziana madre nel duro lavoro dei campi.

La nonnina non aveva preso bene quella richiesta ma Oksana si dimostrò irremovibile nella sua decisione. I parenti dell’anziana si preoccupavano subito di trovare una sostituta non senza difficoltà. Al termine dei tre mesi Oksana tornava in Italia, dalla sua vecchina, e riprendeva il lavoro di sempre raccontando le atrocità della guerra e di una situazione davvero insostenibile.

Dopo tre anni di convivenza pacifica le due donne hanno litigato

Dopo quasi tre anni di “convivenza” le due donne venivano ai ferri corti. Da un lato Oksana, che rivendicava alla vecchietta l’assunzione in piena regola cosi da maturare una pensione che si sarebbe aggiunta al magro sussidio ucraino. Dall’altro la nonnetta, che rispondeva alla badante di non poterselo permettere atteso il suo limitato vitalizio che ogni mese, in pratica, svaniva del tutto per pagare la sua lavorante.

La badante, di contro, minacciava di andarsene e di rivolgersi ai sindacati mentre l’anziana donna, per poco, non si beccava un coccolone.

Si metteranno d’accordo? Si, no, forse. Ma la vicenda non è certo rara, anzi. Certamente non si può parlare di sfruttamento del lavoro e, men che meno, di una badante sottopagata. Per altro libera di fare ciò che ha voluto, disponendo di vitto e alloggio con sabato e domenica pagati. Oltre all’assenza di tre mesi all’anno, autorizzata in Italia ma vietata in altre nazioni europee poichè il profugo, in quanto tale, e godendo di sostegni, non dovrebbe ritornare nel suo paese devastato dai bombardamenti. Sennò che profugo sarebbe?

C’è da dire, ed è legittimo, che la badante ha tutte le ragioni per richiedere l’assunzione “tardiva” ai sensi del nostro ordinamento ma per quanto attiene la liquidazione della pensione avrà fatto male i suoi calcoli. Infatti Oksana dovrebbe lavorare sino al compimento dei 67 anni di età per ottenere la pensione di vecchiaia oppure maturare 20 anni di contributi per vedersela accreditare.

Tutto questo non certo lavorando alle dipendenze di una vecchietta di 90 anni! Per ovvi motivi legati all’età avanzata. Insomma a conti fatti, forse, meglio lasciare le cose come stanno. L’Italia è sempre il Paese del bengodi e in molti farebbero bene a non lamentarsi.