La protesta organizzata dal sindacato Usb. Ora lo stato di agitazione: manifestazione il 1° ottobre davanti alla raffineria di Stagno e sciopero nazionale dei portuali il 30.
Livorno – Ci sono proteste che parlano più di mille comunicati, e quella andata in scena nel tardo pomeriggio di mercoledì 23 settembre ha il profumo acre della terra e della rabbia. Sacchi di letame rovesciati davanti ai cancelli del deposito Eni, pompe di benzina bloccate e distributori “invasi” pacificamente da lavoratori con le bandiere: è l’immagine, volutamente poco diplomatica, con cui il sindacato Usb ha aperto lo stato di agitazione contro il caro-carburanti e il carovita, in una città operaia che non ha più intenzione di subire in silenzio.
Il bersaglio della protesta ha un nome e un indirizzo preciso: il deposito di carico e scarico carburanti dell’Eni, accanto alla raffineria di Stagno. Qui, tra bandiere rosse e cumuli di letame, l’Unione sindacale di base ha voluto mettere in scena la contraddizione che milioni di italiani vivono ogni mattina davanti alla colonnina: benzina e gasolio hanno superato i 2 euro al litro, con prezzi che continuano a salire mentre gli stipendi restano al palo.
Il ragionamento del sindacato è tanto semplice quanto spietato. “Le grandi multinazionali dell’energia continuano a fare profitti mentre il costo della vita aumenta e milioni di persone fanno sempre più fatica ad arrivare alla fine del mese”, attaccano da Usb. Nel mirino finiscono anche le scelte del governo, accusato di assecondare il meccanismo, e le enormi risorse destinate al riarmo, mentre “per salari, pensioni e servizi pubblici le risorse sembrano non esistere”.
C’è un numero che dà corpo alla rabbia della piazza. Secondo l’Ocse, nel primo trimestre del 2026 i salari reali italiani erano ancora inferiori del 6,1% rispetto al 2021: potere d’acquisto bruciato che nessuno ha restituito. E il paradosso denunciato dai manifestanti è tutto qui: nel luglio 2008 il petrolio sfiorava i 150 dollari al barile, oggi viaggia attorno ai 100 dollari, eppure alla pompa si paga molto di più. Perché dentro quel prezzo non c’è solo il greggio, ma raffinazione, distribuzione, margini, accise e Iva.
Il letame di Livorno è solo il primo atto. Usb ha già fissato le prossime tappe: manifestazione giovedì 1° ottobre dalle 17.30 davanti all’impianto di Stagno, e il 30 ottobre lo sciopero nazionale dei lavoratori portuali, con cortei in tutte le città contro carovita, guerra e riarmo. “Dobbiamo tornare a bloccare il Paese come fatto l’anno scorso”, avvertono i sindacalisti.
Si può discutere dei modi, del letame e degli slogan. Ma la domanda che sale dai cancelli dell’Eni resta scomoda per tutti: quanto stipendio rimane, dopo aver fatto il pieno?



