Lo strappo tra il Comune di Venezia e i fedeli musulmani nasce dal niet dell’amministrazione al nuovo luogo di culto.
Mestre -Rischia di fermarsi anche la produzione di Fincantieri, dove lavorano diverse migliaia di lavoratori di origine bengalese, se il Comune di Venezia non farà marcia indietro sulla moschea di Mestre. È questa la minaccia lanciata dall’associazione “Giovani per l’umanità”, che rappresenta parte della comunità bengalese cittadina, dopo il blocco del progetto deciso dall’amministrazione guidata dal sindaco Simone Venturini. Un’astensione dal lavoro che, secondo quanto sostenuto dai promotori, coinvolgerebbe anche bar, ristoranti e alberghi, mettendo in difficoltà l’intero comparto turistico e commerciale della zona.
A rivendicare la protesta è il presidente dell’associazione, Prince Howlander, che ricostruisce una vicenda diversa da quella raccontata oggi dal Comune: fu l’ex sindaco Luigi Brugnaro, anni fa, a indicare proprio quell’area come sede possibile per il luogo di culto, mettendo la comunità in contatto con i precedenti proprietari. Un percorso di dialogo con l’amministrazione, ricorda l’associazione, che andrebbe avanti da tre anni e che riguarderebbe non solo i fedeli bengalesi ma l’intera comunità islamica cittadina, stimata in circa 40mila persone. Howlander non esclude il ricorso alle vie legali e un appello diretto al capo dello Stato, oltre alla possibilità di pregare per strada o davanti alla sede comunale.
Sul fronte opposto, il Comune giustifica lo stop citando una serie di criticità legate all’integrazione della comunità bengalese, ritenuta insufficiente rispetto ad altri gruppi presenti in città. Il sindaco Venturini ha parlato di un progetto “faraonico e incompatibile” con lo stato attuale dei rapporti tra amministrazione e comunità, elencando tra i nodi irrisolti la diffusione del velo integrale, le difficoltà nell’apprendimento della lingua italiana e la gestione del decoro urbano nei quartieri a maggiore presenza bengalese. Al netto delle motivazioni politiche, resta un ostacolo tecnico: l’area individuata, l’ex segheria di via Giustizia acquistata dall’associazione per circa 1,5 milioni di euro, ha destinazione commerciale e richiederebbe una variante urbanistica che spetta al Comune approvare.
Sul caso è intervenuto anche il vicepremier Matteo Salvini, che ha bollato come inaccettabili eventuali pressioni sulle istituzioni veneziane, ribadendo la contrarietà del suo partito a nuove concessioni di spazi a realtà islamiche in assenza di un’intesa con lo Stato italiano. Il leader della Lega è atteso nei prossimi giorni in città per ribadire la linea del partito, che starebbe già lavorando a una proposta di legge per bloccare nuovi insediamenti islamici fino alla definizione di un quadro normativo nazionale condiviso.