Dodici bambini restano ricoverati dopo i pasti della mensa. Le famiglie pronte a sporgere denuncia: “Non è ammissibile minimizzare”.
Brescia – C’è un incubo che si è insinuato tra i banchi e i lettini dei nidi della Val Trompia, e ha il volto di bambini piccolissimi piegati in due dai crampi, con la febbre a quaranta, il vomito e la corsa in ospedale all’alba. Il bilancio del focolaio di salmonella che ha travolto le scuole del Bresciano è salito a quota 114 contagiati, tra alunni e adulti, e dodici piccoli restano ancora ricoverati. Un’ombra scura che ha trasformato il pranzo in mensa in un sospetto e i genitori in famiglie decise a portare tutto davanti a un giudice.
L’aggiornamento diffuso da Ats Brescia parla chiaro: i casi sintomatici sono ormai 114, un numero che comprende anche docenti, collaboratori scolastici e personale amministrativo. Non si tratta – precisa l’Agenzia – di nuovi malati comparsi all’improvviso, ma di persone segnalate solo ora che avevano già sviluppato i sintomi nello stesso periodo degli altri. I dodici bambini ricoverati sono otto agli Spedali Civili di Brescia e quattro alla Poliambulanza: le condizioni cliniche sono stabili o in progressivo miglioramento, e alcune dimissioni sono già iniziate.
Tutto è cominciato intorno all’11 settembre, quando decine di bimbi tra Gardone Val Trompia, Inzino, Magno e Concesio hanno iniziato a manifestare i segnali inconfondibili del batterio: febbre altissima, vomito e diarrea. “L’ultima notte ha sfiorato i quaranta gradi, stava malissimo”, racconta Romina, mamma del piccolo Bruno, due anni appena compiuti. Come lei, decine di genitori si sono ritrovati al telefono con pediatri sommersi dalle segnalazioni, con la raccomandazione di correre subito in ospedale al primo sangue nelle feci.
Il sospetto, pesante come un macigno, punta dritto alla mensa scolastica. Da lunedì 14 settembre i Comuni hanno sospeso la fornitura dei pasti dalla ditta finita nel mirino e fermato il centro cottura di Gardone. Sotto la lente degli investigatori ci sono soprattutto i 219 pasti preparati il 10 settembre e i 210 del giorno successivo. Nel menù di quel venerdì, ricostruiscono le famiglie, c’erano pasta con mozzarella e pomodori, patate lesse e merluzzo al forno.
Sul caso indagano Ats e i Nas, il Comando dei carabinieri per la tutela della salute. Gli esami di laboratorio effettuati in ospedale sui piccoli pazienti hanno confermato la presenza di salmonella, ma il dato non basta ancora a stabilire da dove sia partita la contaminazione. Per questo gli accertamenti si concentrano ora sul cosiddetto “pasto prova”, la “scatola nera” conservata per legge nel centro di cottura e finita sotto analisi.
Intanto la rabbia dei genitori monta. “Non è ammissibile minimizzare, non è una cosa da poco: è una questione di salute”, tuona Marina, mamma del piccolo Francesco. Le famiglie si stanno già organizzando per sporgere denuncia, mentre anche i sindacati Cgil e Filcams chiedono tutele per i lavoratori della mensa colpiti dai sintomi. La domanda che rimbalza tra le mamme è una sola, e nessuno per ora sa rispondere: com’è stato possibile far ammalare così tanti bambini con un semplice pranzo a scuola.