La stanza di un fidatissimo cancelliere trasformata in un bazar per la refurtiva, tra faldoni spariti e un affare sospetto da 30 milioni di euro.
Milano – Un insospettabile assistente giudiziario, per vent’anni considerato il braccio destro di numerosi magistrati, un patrimonio di oggetti sequestrati accumulato al di fuori di ogni regola e il sospetto di favori alla criminalità organizzata. Si sintetizza così l’inchiesta che sta scuotendo il tribunale di Milano, partita dal sigillo apposto all’ufficio archiviazioni del settore gip al settimo piano del palazzo.
Al centro delle indagini della Procura milanese figura un cinquantaquattrenne, soprannominato “l’autista” per i suoi trascorsi a fianco dei giudici nelle udienze. Il soggetto deve rispondere delle accuse di truffa e falso, entrambe aggravate dal metodo mafioso.
Nel tempo gli sarebbero state affidate pratiche delicate legate a sequestri, confische e restituzioni di somme di denaro. È proprio su una di queste pratiche che si concentra l’accusa.
L’ipotesi degli inquirenti è che il funzionario abbia tentato di sbloccare quasi un milione di euro confiscati dallo Stato per restituirli a Massimiliano Richichi, soggetto legato alla cosca calabrese dei Condello. Il piano avrebbe previsto l’invio di un modulo compilato ad hoc a Equitalia Giustizia. I funzionari hanno però intercettato il tentativo, perché manchevole del provvedimento del magistrato che avrebbe dovuto autorizzare la restituzione, con conseguente blocco della richiesta.

La successiva ispezione nell’ufficio ha portato al rinvenimento di un ingente quantitativo di materiale che avrebbe dovuto trovarsi nel magazzino dei corpi di reato: quaranta chilogrammi di banconote contraffatte, trenta chilogrammi di orologi presumibilmente contraffatti, venti chilogrammi di preziosi e bigiotteria, una decina di armi da fuoco, tra cui una pistola modello Luger, e svariati Gratta e vinci. Da parte sua, la difesa dell’assistente giudiziario, nella persona dell’avvocato Roberto Grittini, ha spiegato che il provvedimento di dissequestro cercato dagli inquirenti “probabilmente non è da rintracciare in quella stanza”.
Il legale attende le valutazioni della Procura sul resto del materiale sequestrato e ha annunciato l’intenzione di chiedere l’interrogatorio del proprio assistito una volta completata la scansione della documentazione cartacea e la copia forense del computer.
I carabinieri della sezione giudiziaria hanno prelevato circa trenta faldoni per un totale di quasi trecento pratiche maneggiate negli anni dall’assistente, per un valore complessivo stimato in circa 30 milioni di euro. Resta aperta anche la questione delle informazioni sensibili a cui l’assistente giudiziario potrebbe aver avuto accesso in tutti quegli anni passati a stretto contatto con fascicoli riservati, un fronte su cui altri Pm potrebbero decidere di indagare separatamente. Mentre gli accertamenti proseguono, la Procura ha disposto il trasferimento del funzionario presso la sede del Giudice di Pace di un altro tribunale della regione per ragioni di incompatibilità ambientale.