“Sesso e soldi in cambio degli esami”, la prescrizione salva il prof

In Appello cancellata la condanna a 5 anni per Fabrizio Volpe, docente dell’Università di Bari. Ora la parola torna all’ateneo.

Bari – Dodici anni di processi, una condanna a 5 anni di reclusione e, alla fine, il colpo di spugna del tempo. La lunga vicenda giudiziaria che ha travolto Fabrizio Volpe, professore associato di Diritto civile all’Università di Bari, si chiude senza un verdetto nel merito: la Corte d’Appello, prima sezione presieduta da Rita Pasqualina Curci, ha dichiarato il reato estinto per prescrizione, facendo cadere la pesante condanna inflitta in primo grado con l’accusa di aver preteso sesso e denaro da alcune studentesse in cambio del superamento degli esami.

A far partire tutto, un’inchiesta su fatti che, secondo l’accusa, sarebbero avvenuti tra il 2011 e il 2015. Volpe finì a processo nel 2021, rinviato a giudizio per due episodi di concussione e per violenza sessuale. Nel febbraio 2025 la sentenza di primo grado del Tribunale di Bari aveva riqualificato uno dei due episodi in induzione indebita, condannando il docente a 5 anni e disponendo persino l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. L’altra ipotesi di concussione e l’accusa di violenza sessuale, derubricata in tentata violenza sessuale, erano invece già state dichiarate prescritte.

Ora la Corte d’Appello ha compiuto l’ultimo passo. I giudici hanno ulteriormente derubricato l’accusa, da induzione indebita a corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, cancellando così l’abuso di autorità riconosciuto in primo grado. Con la nuova qualificazione i termini erano ormai scaduti: reato prescritto, condanna annullata. Un esito che, è bene sottolinearlo, non equivale a un’assoluzione nel merito, ma discende dal semplice decorrere del tempo.

Resta in piedi soltanto la provvisionale da 30mila euro a favore dell’Università di Bari, che in primo grado si era vista riconoscere il risarcimento dei danni e la cui statuizione è stata confermata in appello. Delle due presunte vittime, però, una non si era mai costituita parte civile e l’altra aveva revocato la propria costituzione nel corso del processo.

Esultano i difensori, gli avvocati Elio Addante e Angelo Loizzi: “Con la sentenza della Corte d’Appello di Bari si chiude il calvario giudiziario del prof. Volpe, durato dodici anni. La Corte ha riconosciuto che mai il prof. Volpe ha abusato del suo ruolo, mai ha costretto o indotto la studentessa a concedergli utilità in cambio del superamento di esami”.

Ora la palla passa all’Università di Bari. Dopo la condanna di primo grado l’ateneo aveva aperto un procedimento disciplinare e disposto la sospensione cautelare dal servizio per dodici mesi. Toccherà adesso all’istituzione accademica chiudere quel procedimento e decidere sul futuro del docente.