Sono ancora 155mila i siti contaminati, oltre 14mila le scuole a rischio e si contano 1.500 morti l’anno solo per mesotelioma.
Casale Monferrato – Ci sono uomini che portano addosso una condanna invisibile, una polvere bianca che si è insinuata nei polmoni trent’anni fa e non li lascia più. Nicola Pondrano, 76 anni, ex operaio e sindacalista dell’Eternit di Casale Monferrato, è uno dei pochissimi sopravvissuti di una schiera di 3mila persone che in quella fabbrica ci sono passate: “Siamo rimasti vivi in una quarantina in tutto”, racconta a La Repubblica con la voce di chi ha visto morire i propri compagni uno dopo l’altro. La sua fabbrica era la “fabbrica della morte”, la più grande azienda europea di manufatti in cemento-amianto, chiusa quarant’anni fa dopo una battaglia lunghissima per la salute dei lavoratori.
La chiamavano “puvri”, la polvere, in dialetto. Era ovunque: nei reparti dove lavoravano in 1.500, ma anche per le strade, dentro le case, sulle tute intrise di fibre. “Quando tornavo a casa mia figlia mi correva incontro e mi scuoteva i capelli: ‘Papà, ti faccio cadere i pallini bianchi dalla testa’”, ricorda Pondrano. “Ho capito solo anni dopo, con terrore, cosa avevamo rischiato. Quel giorno abbiamo pianto insieme”. Un ricordo che pesa come un macigno, perché il mesotelioma ha un’incubazione lunga fino a trent’anni e nessuno, ancora oggi, può dirsi al sicuro.
I numeri raccontano una strage silenziosa. Tremila morti per mesotelioma pleurico negli anni della produzione, e ancora oggi una quarantina di vittime all’anno tra chi ha vissuto vicino allo stabilimento o ha avuto un familiare tra gli operai. In tutta Italia i decessi per mesotelioma sfiorano i 1.800 all’anno. “La proprietà sapeva e taceva”, accusa l’ex sindacalista. “A fine anni Settanta ci misero in busta paga un volantino giallo contro il fumo di sigaretta, come per sminuire il ruolo dell’amianto”, aggiunge.
Le storie che Pondrano custodisce sono ferite aperte. C’è Evasio, che scoprì il tumore dopo una banale caduta in bicicletta. E c’è Ugo, che dopo l’asportazione di un polmone si sentì dire di avere un tumore anche nell’altro: “Venne da me e mi disse ‘stavolta è finita’. Non riuscii a dargli speranza. Il giorno dopo si sparò con il fucile da caccia”.
Oggi, dove sorgeva l’inferno, giocano i bambini. Il Parco Eternot, nato sull’area bonificata dello stabilimento, compie dieci anni: “Il nostro simbolo di rinascita”, lo chiama Pondrano. Oggi il parco ospita una giornata di incontri, tavole rotonde e la proiezione del docufilm Amianto, che unisce le battaglie operaie di Casale e Genova. Ma la partita giudiziaria non è chiusa: il 10 novembre la Corte di Cassazione tornerà a giudicare il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, condannato in appello a 9 anni e 6 mesi nel processo Eternit bis.

“Non si finisce mai di combattere”, è il monito dell’operaio. In Italia si contano ancora 500mila siti contaminati – forse un milione – e un intero Paese costruito in fibrocemento: scuole, ospedali, capannoni. “I ricatti del lavoro continuano, ci mettono ancora davanti a una scelta: il lavoro o la vita”. La sua battaglia ha già un erede: il nipote si è appena laureato in Legge, con una tesi dedicata al “senso di giustizia” del nonno. “Mi viene da piangere solo a pensarci”.
A più di trent’anni dal bando del 1992, l’amianto resta un’emergenza sanitaria e ambientale aperta. L’INAIL ha riconosciuto oltre 5.800 malattie professionali da amianto nel solo quinquennio 2020-2024, con la Lombardia in testa. La bonifica procede a rilento. Restano censiti circa 155mila siti con presenza di amianto e 10 dei 42 Siti di Interesse Nazionale sono legati proprio alla fibra killer – da Casale a Broni, da Bari a Biancavilla. Le stime parlano di circa 40 milioni di tonnellate di materiali ancora da smaltire e 500mila chilometri di tubature idriche contaminate. Ai ritmi attuali, con appena 19 discariche autorizzate, servirebbe più di un secolo per rimuovere tutto.
Il fronte più esposto resta quello delle strutture pubbliche. Un rapporto di Cittadinanzattiva presentato alla Camera il 9 settembre 2026 stima, sulla base dei dati INAIL, oltre 14mila edifici scolastici potenzialmente a rischio: in Lombardia – una delle poche regioni ad aver completato la mappatura – contiene amianto una scuola su cinque. Un censimento nazionale unico, però, ancora non esiste. Dal 2026 è intanto entrato in vigore il D.Lgs. 213/2025, che abbassa di dieci volte il limite di esposizione consentito.