“Non riportatelo a casa”: genitori fanno arrestare il figlio 17enne

A Pesaro papà e mamma hanno richiamato la polizia dopo la fuga del ragazzo dalla Questura: “Lasciati soli dalle istituzioni”.

Pesaro – Ci sono scelte che spezzano il cuore di un genitore e che nessun padre e nessuna madre vorrebbero mai compiere. È quella che hanno dovuto affrontare a Pesaro il papà e la mamma di un ragazzo di 17 anni: quando il figlio, già in stato di arresto, è riuscito a dileguarsi dalla Questura ed è tornato a casa, sono stati proprio loro a richiamare le forze dell’ordine perché venissero a riprenderlo. “È stato doloroso. Ma dovevamo farlo”.

Il ragazzo, minorenne, era finito nei guai domenica mattina. Alla guida di una Lancia Ypsilon rubata la notte prima in via Tombesi, aveva bruciato l’alt della polizia e attraversato mezza città a tutta velocità, inseguito prima dalle Volanti e poi dai carabinieri. La folle corsa si era chiusa solo contro un muretto e due auto in sosta. In macchina con lui altri due giovani, tra cui un 20enne finito in manette.

Dietro quella mattinata, però, c’è il dramma di una famiglia lasciata sola. Il minorenne soffre di un disturbo da deficit di attenzione e iperattività (Adhd) grave, con comportamenti aggressivi comparsi già a sei o sette anni. “Da un anno e mezzo chiedevamo che venisse inserito in una struttura protetta, raccontano i genitori. “C’era stata un’escalation dei problemi e i momenti di aggressività non erano soltanto fuori, ma anche dentro casa. Poteva spaccare le cose, urlare. A volte era impossibile tenerlo fermo”.

Una quotidianità sospesa, appesa agli umori del figlio: “La nostra giornata dipendeva dalla sua. Da come si svegliava, da come reagiva a una richiesta. Non diciamo di essere stati genitori perfetti. Diciamo che abbiamo alzato la mano e chiesto aiuto. Medici, assistenti sociali, percorsi: eppure, sostengono, ogni richiesta di ricovero in una comunità è caduta nel vuoto.

In una lettera-sfogo il padre denuncia di aver sentito ripetere una sola risposta dagli uffici: “Finché non commette un reato non può essere inserito nel sistema”. E confessa il gesto disperato di aver nascosto per mesi i farmaci nei pasti del figlio, unico modo per farglieli assumere.

Poi il furto, l’inseguimento, lo choc. “Non giustifichiamo niente. Nostro figlio ha sbagliato e deve pagare. Ma anche quella mattina abbiamo chiesto che venisse inserito in una struttura. Abbiamo detto: non riportatelo a casa. Il Tribunale per i minorenni di Bologna ha convalidato la misura restrittiva per le tre accuse – furto, violazione di domicilio e fuga all’alt – disponendo il collocamento in comunità.

Ora per il ragazzo è iniziato un percorso, e i genitori restano sospesi tra il rimorso e la speranza:Magari ci ringrazierà, magari ci odierà. Non lo sappiamo. Un paradosso amaro, dietro il quale si nasconde il grido di una famiglia che per anni ha chiesto aiuto senza essere ascoltata.